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fetonte
 
Poesia di Tony Basili
Fetonte 

Salì il figlio di Climene alla dimora

Del grande Apollo tutto timoroso

Che seduto trovò sul fulgente trono

A goder del giorno ed era sì radioso

E avvicinarsi non osò alla sua luce

cocente più del fuoco e l’accecava,

e gli chiese il dio per qual ragione,

cosa dal padre suo mai cercava

che, per l’Ade, mai l’avrebbe negato,

ogni cosa che avesse domandato.

“O tu che sei del mondo la sola luce..

…da te son venuto per saper la verità,

Ché mia madre dice che son tuo figlio,

e non so se per coprire la sua vergogna,

con gli amici ho proprio questa rogna,

chè vorrei una conferma per dimostrar…

vorrei guidar il tuo carro un giorno,

per evitar degli amici miei lo scorno!”

Più volte scosse il capo a tal richiesta

Il dio pensando di rispondergli, un corno,

ma avea giurato sull’Ade e la sua testa

e disse “caro figlio, ma sai ch’è un forno,

che vuoi tener, e non è una sciocchezza,

regger la quadriga del vento più veloce,

che nessuno oltre me ne ha destrezza,

neanche Zeus, e sapessi come gli coce,

un supplizio sarebbe , un gran periglio,

come mandarti a morte , caro figlio!”

Ma ormai mantener pur la dovea,

la promessa giurata , ma “ attento

chè nel primo tratto, lente le briglie

devi tener, alfin che il carro salga,

e quando il cielo altissimo diventa,

salde invece, perché la quadriga valga,

e in discesa, poi il freno a tutta forza,

devi tener per non esserne sbalzato,

e se indenne col carro potrai tornare,

la tua forza, fino al ciel potrai vantare.

Ma angoscia m’arreca la richiesta,

e negartela non posso, ma mi strazia!”

Fetonte insiste come bimbo capriccioso

che terrrà conto, l’assicura dei consigli

E con le redini in man si gonfia e sazia,

Col carro schizzando su a gran galoppo,

ed a salire così ebbe il primo intoppo,

Ché gli cadon tra gli zoccoli le briglie

Ed il carro fan deviar verso la china

Sì da scioglier del polo ghiaccio e neve

Che in un gorgo volge tutto alla rovina:

E riportarlo in pista è assai greve

S’inquieta il dio trattenendo un pò in sordina

Lamentando che per debolezza di padre

La terra tutta ha esposta alla rovina.

Sbiancano i pascoli nella terra secca

Ed in un attimo tutto prende fuoco

E Fetonte impaurito più non ci azzecca

E atterrito capisce che non è un gioco

Il carro senza guida per tutto il cielo

Manda a fuoco pur l’Olimpo per un pelo

E la Terra allor stupita al gran nume

Si rivolge cercando di un po’ d’aiuto

Che s’annera la crosta di nero fume

E Fetonte par d’esserne sbattuto

Dalla quadriga che scorazza imbizzarrita

E sol lui con il suo voler la può finita,

Sicchè Zeus visto che pure Apollo

Non ha modo di fermare il suo carro

Che sfugge di man a quel senza midollo,

Con un sol colpo in pieno centra Fetonte

Che dell’Egeo mar finisce tra l’ onde.

 

S.Marinella (la notte del 19.6.17)

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