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    Come Troia -

    Come sciacallo che da freddo piano

    La fame spinge sui monti o la speranza

    Di trovar una qualche circostanza

    Per poter le fiacche ossa rinforzar,

    così bramoso, coi denti gocciolanti,

    pregustando una preda succulenta,

    salia l’erta con ghigno che spaventa

    in cerca di qualcosa da azzannar.

    Poi ché fu giunto sul solatio colle

    Ove s’ergea un castello per difesa,

    la maschera si mise per l’impresa

    sulle fauci ben forgiate per predar.

    Indi iniziò a guaire per la fame

    Girovagando intorno alle alte mura

    Ed avvistato un mucchio di letame

    Quatto quatto si mise a razzolar.

    Stridea la dentatura come sega

    Per la foga di tanta bramosia:

    sui resti d’una precedente salmeria

    non finia· di raspar e sgranocchiar.

    O trista fame che con morsi cogli

    Ogni bruto che poi si fa flagello

    E' tanta l’avidità che non ti sciogli

    A ogni ·freno sin al finale ruinar!

    Il rumore fu sì forte che la gente

    Per iniziare pensò un terremoto,

    Non avea ancor visto l’ impudente

    Che stava pur le mura a disgregar.

    Non furo molte ore ch’alcuni dentro

    Sentendo il tremendo rotor di denti

    Pensarono fosse il modo di far centro

    Usando quei di fuori per predar.

    A blandirlo si misero poi· a una voce

    Che c’era tra di lor qualche demente:

    trattenesse· di consumarsi il dente

    che dentro c’era ben più da arraffar.

    Non si può rappresentar la meraviglia

    Che in un luogo di storia valorosa

    una fauce sì tanto disastrosa

    Potesse esser chiamata a comandar.

    Ma a meditar ciò non si spenda tanto

    Che tosto n’avrai chiara la risposta:

    sia pur quegli, ma questa era la posta:

    godesse pure, ma lasciasse lor predar!

    Nacque così questa combin famosa

    Che da tant’anni qui sempre s’ usa:

    D’uno di fuori che per ambizione s’usa

    Perché la cosca dentro possa rapinar.

    Così s’emenda la mitica impresa


    Che non da Ulisse solo  fu Troia presa,

    Ma dagl’interni Frigi, bramosi di predar.

    22.1.00 ·

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