Poesia di Tony Basili - Argo, il cane di Ulisse
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 Poesia di Tony Basili  
Argo, il cane di Ulisse

E finalmente ad Itaca tornato
S’accorge che le cose son cambiate:
Tutto il regno è dai principi occupato
Che fan quel che vogliono e di bravate
Pure verso Telemaco suo figlio
Ne fanno tante, e pur il suo giaciglio…
Chissà se Penelope è rimasta casta?
Povero Ulisse, ma in quale mondo vivi?
Tu, Calipso, Circe e vai, e non ti basta?
E pensi che tua moglie l’amore schivi?
Non è da te, della tua intelligenza.
Dopo vent’anni, devi aver pazienza!
Questi Proci che t’han occupato casa
E forse sedotto la moglie che con la tela
Si tutela, ma non n’è tanto persuasa,
Che qualcuno dei Proci una parentela…
Non li reggo ed ora che son tornato,
Mi vedranno quando sono incazzato!
La reggia è malridotta ed il letame
Dei cavalli dei Proci han riempito
Il portico e dei fiori han fatto strame
E ogni ornamento, da qualcun gradito
E pure un mucchio di stabbio sulla porta!
Che schifo! Metto in conto: n’ho una sporta!
Per Giove, quel mucchio, son peli: è un cane!
Che sia il mio? Non credo, forse è morto;
ed invece è vivo, ma immobile rimane,
pure respira, sbadiglia ed il muso ha sporto,
dal mucchio di peli come ha avvertito
un odore familiare e par smarrito.
Si guarda intorno e vede a dieci passi
Quell’uomo che è fermo e guarda fisso
E lo riconosce e par tenti di alzarsi
Per corrergli incontro, ma non è previsto,
che Argo gli vada incontro a fargli festa
ed Ulisse si commuove e si copre la testa.
Argo tenta di alzarsi, ma non riesce
A tirarsi su mentre gioiosa muove la coda
E per lo sforzo un guaito gli esce
E poi s’accascia e della vita resta vuota
Quella carcassa del suo cane che ha scorto
Il suo padrone e per lo sforzo è morto!
Santa Marinella 6-27.2.19

 

 

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