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Poesia di Tony Basili
La torre di Babele 

In quel tempo, fu una razza mista,
Di uomini e dei, d’una grande forza,
Che fece delle città e pure una pista,
Di voli, ma l’arroganza fu presto morsa,
Quando a costruir presero una torre
Con la quale volean scalare il cielo,
E con argilla e asfalto e quel che occorre,
Iniziarono a farne il grosso stelo,
Ed eran pien di sé, giovani e vecchi
a prepararsi, come per andar su Marte,
Ma scese un dio, li prese per gli orecchi,
e gli disse chiaramente: “non si parte!”
Ma quelli fecero: un corno, dissero picche!
Ché non intendevano ascoltar veti,
Loro, non s’eran da buttar come cicche,
E in cielo ambivano di finire lieti.
“Se è così, sta bene, ne son contento!”
Pensò il dio che col diluvio avea fallito
Il piano d’annullar l’umanamento,
Ché solo da Noè era stato impedito,
E salito in cielo, prese un rotore,
Di quelli usati pe’ infiammar le stelle,
Puntò la torre e ne uscì un vapore
che la sbriciolò in mille fiammelle.
Tra i superstiti ci fu un fuggi, fuggi,
Ognuno a cercar scampo in qualche posto
E il popolo atterrito fu scomposto
Riparando come dei sorci nei pertugi.
Al dio piacque allora di disporre,
Che vi fosse tra tutti una distanza
E una diversa lingua, per non discorre.
Tra lor e del cielo così finì la speranza.

22/4.3.21

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