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    Poesia di Angelo Michele Cozza
    Scroscio di memorie

    Discendevamo nel torrido del giorno
    estivo la mulattiera ciottolosa
    che al fiume inviolato portava
    intorno chiazze di granturco già alto
    frusciavano a brezze lievi
    tra verdi rovi brillavano drupe di more;   
    abbarbicato sulla pietra
    in alto, il maniero turrito
    ove il padre di mia madre
    nel secolo fuggito era stato custode.
    Ancor, a metà sentiero
    i resti di un mulino diroccato
    da opunzie prosperose adornato
    con allato un borro torrentizio
    che musico borbottava; prima
    della striscia di riva pietrosa,
    snelli e flessuosi, giunchi e vimini
    confusi a spunti di canne fronzute.
    Oh meriggio al sole che picchiava
    fresche dolci acque incontaminate
    odor di ginestre a valle discesi
    apparir e sparir di rospi paffuti!
    Eravamo appena fanciulli allora:
    cuori giovani, senza affanno,
    in fioritura, con saccocce e menti vuote
    e ancor senza nodi il filo della vita!
    Come è strano e possibile che tanto tempo
    a mia insaputa pur sia passato!
    I ricordi, i ricordi in piena
    che gai si srotolano controtempo
    e riadducono a eventi andati
    che sottovento echi soavi e dolci
    riportano a un cuore che ride!
    Che n'è stato dello smilzo ragazzo
    sognante schivo e silenzioso
    che si immergeva tra bolle e spume
    svalutandone le insidie celate?
    Non di quelle ma di ben altre
    più mortali e inimmaginabili
    fu vittima tuffandosi nel vivere.
    Or congiunto a una speranza
    or disciolto da terribili pensieri
    con animo serrato
    e una volontà d'essere che frana
    attonito segue l'arco del sole
    nell'ansia di un venire ignoto
    che oltre imbruna e atterrisce
    chi sosta sulla fossa del ricordo.

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