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Alberto Nicola Giulini

Monologo di una tragedia

 

                         Mamma, son io, il tuo bambino che stai per partorire:
senti come ti premo e quale crepitio mi sta
facendo nascere. Sono già vivo dentro di te,
ma tu non senti e ormai giaci morente.

Cercano invano di strapparti dalla tua agonia,
ma sono solo uomini affranti, che aspettano
soltanto la mia uscita, già rassegnàti.
Perché rantoli? Come se il mio corpicino pestifero
ti soffocasse! Ogni secondo che avanzo
ti tolgo un po' della tua vita:

già fin dall'alto la natura
mi concepiva mostro inconsapevole, divoratore
del tuo ventre, mamma, e io ti strangolo
guardandoti impotente come un verme nudo.
Almeno il cuore te lo lascio intatto, palpitante
nel rogo del tuo gelo. Non saprò neppure
come fu il tuo viso: lasciami il suo colore
di viole del mattino. Presto! Sorridi a un'orfanello,
prima che un baratro di nebbia ci separi,
e una valanga di foglie ti piombi addosso, teneramente.

                                                                                          -  (La scrissi di getto quando avevo 16 anni, avendo appreso che una mia parente era morta di parto).-