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GiovanniBerchet

Poesia di Giovanni Berchet
Il giuramento di Pontida 

L'han giurato. Gli ho visti in Pontida
convenuti dal monte, dal piano.
L'han giurato; e si strinser la mano
cittadini di venti città.
Oh, spettacol di gioia! I lombardi
son concordi, serrati a una lega;
lo straniero al pennon ch'ella spiega,
col suo sangue la tinta darà.
Più sul cener dell'arso abituro
la lombarda scorata non siede.
Ella è sorta. Una patria ella chiede
ai fratelli, al marito guerrier.
L'han giurato. Voi, donne frugali
rispettate, contente agli sposi,
voi che i figli non guardan dubbiosi,
voi ne' forti spiraste il voler.
Perché ignoti che qui non han padri,
qui staran come in proprio retaggio?
Una terra, un costume, un linguaggio
Dio lor anco non diede a fruir?
La sua parte a ciascun fu divisa.
È tal dono che basta per lui.
Maledetto chi usurpa l'altrui,
chi 'l suo dono si lascia rapir!
Su lombardi! Ogni vostro comune
ha una torre, ogni torre una squilla:
suoni a storno. Chi ha in feudo una villa
co' suoi venga al comun ch'ei giurò.
Ora il dado è gettato. Se alcuno
di dubbiezze ancor parla prudente,
se in suo cor la vittoria non sente,
in suo core a tradirvi pensò.
Federigo? egli è un uom come voi,
come il vostro, è di ferro il suo brando.
Questi scesi con esso predando,
come voi veston carne mortal.
Ma son mille! più mila! - Che monta?
Forse madri qui tante non sono?
Forse il braccio onde ai figli fer dono
quanto il braccio di questi non val?
Su! nell'irto, increscioso Alemanno,
su, Lombardi, puntate la spada,
fate vostra la vostra contrada,
questa bella che il ciel vi sortì.
Vaghe figlie del fervido amore,
chi nell'ora dei rischi è codardo,
più da voi non isperi uno sguardo,
senza nozze consumi i suoi dì.
Presto, all'armi! Chi ha un ferro, l'affili;
chi un sopruso patì, sel ricordi;
via da noi questo branco d'ingordi!
Giù l'orgoglio del fulvo lor sir!
Libertà non fallisce ai volenti,
ma il sentier de' perigli ell'addita;
ma promessa a chi ponvi la vita,
non è premio d'inerte desir!
Gusti anch'ei la sventura e sospiri
l'Alemanno i paterni suoi fochi:
ma sia invan che il ritorno egli invochi,
ma qui sconti dolor per dolor.
Questa terra ch'ei calca insolente,
questa terra ei la morda caduto;
a lei volga l'estremo saluto,
e sia il lagno dell'uomo che muor.

È il 7 aprile del 1167, il giorno in cui i rappresentanti di vari comuni lombardi si stringono in lega contro Federico Barbarossa.
Il Berchet per bocca d'un esule, a cui appaiono nel sonno le epiche gesta dei Comuni contro l'imperatore, rievoca  quell'avvenimento. 
La poesia, ispirata a un caldo amor di patria, non si libra a una pura contemplazione poetica del fatto, influenzata com'è dal fine didascalico ed ammaestrativo. 

L'autore tende chiaramente a trascinare gli animi degl'Italiani alla rivolta contro l'Austria.
Tale intento nobilissimo pervade ogni verso, ogni immagine rimane una immortale testimonianza delle alte idealità del poeta. 
Ma per quanto riguarda il valore artistico del passo, s'impone qualche riserva. Il ritmo incalzante e l'impeto del sentimento, che pur nascono da una pura e forte sincerità d'ispirazione, non trovano adeguata rispondenza nelle immagini e nel linguaggio e s'effondono in una sentita, ma non sempre poetica, oratoria rivoluzionaria. 

Tuttavia, di là da qualche spunto retorico, vibra nell'anima del Berchet quel caldo sentimento di carità patria che indusse gli uomini del nostro Risorgimento a sfidare coraggiosamente avversità e persecuzioni per fare l'Italia libera e indipendente.

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