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Tradizioni di Natale 
Il presepe dei viaggiatori

Mi sono fatto un giustacore bleu
Caserta 1 del 1752

...fate pregare S Pietro per la buona riuscita di tutto et ancora per il buon tempo necessario a detta funzione delli 20 corrente.
Io ho richiesto licenza al Re di andare a Napoli a vedere li presepii, ma in fatti per farmi un giustacore di veluto bleu con li bottoni di oro da mettermi il giorno di detta
funzione, la quale il Re vuole fare brillante; si crede che vi sarà anche l'intervento del Cappellano maggiore.

Caserta 8 Gennaro 1752

Ho veduto li Presepii che in vero tanto sono goffi nel resto, altrettanto sono abili in questa ragazzata, nella quale si applicano efficacemente questi Napoletani.
Mi sono fatto un giustacore bleu di vduto per la gala delli 20; al Re gli lo ha detto Neroni, et esso ne ha aVlito piacere.


Napoli, 11 Gennaro 1766

Il viaggio che fece il Piccinni per venire in Napoli fu mirabile; egli se ne venne con calesse scoperto da cacciatore
ad un cavallo, col canestro dietro da tenere i cani che servì per cassa della valigia di un abito ed incomod6 seditore del servo; tra il freddo, acqua, vento e neve arrivò felicemente. Venne a ritrovarmi, lo ritenni a pranzo e mi favorì.
Ha veduto due opere in S. Carlo, è veduto i presepii,
e fra questi quello che si friccica. Indi poi è ripartito per Roma dopo aver venduto il cavallo ed il calesse, con il procaccio, nel tempo il più cattivo e rigoroso, che finirà adesso io riconosco in Napoli.
Il presepio che si friccica era cosa rarissima ed incredibile; anche in Roma vi sono dei presepii che si muovono li pupazzi, ma alla muta.
Qui vi era il butta fora, cioè un lazzarone, il quale spiegava la comedia al folto popolo
concorrente. Tralascio tutte le figure delle arti, e vengo al raro.
Fra Paolo, dopo il sono della campana, accensione delle candele all'altare, etc., veniva vestito con pianeta a celebrare.
Intanto le gnorelle che erano a messa, facevano all'amore co' morosi ed il Chierico con la cotta, che serviva la messa, vuotava felicemente le ampolline. li fornaio, che ordinava il pane alla zì Carmeniella, che veniva alla finestra, etc., quando questa, secondo il costume portava il pane al forno, il fornaio gli faceva delle magnifiche impertinenze.
Indi veniva la «fuga in Egitto», per monti, piani, ponti, fiumi, etc. Comedia lunga per il passaggio in un barchetta, marioli per la strada, etc.
Intanto si faceva l'esercizio da due Compagnie di Granatieri, a destra sinistra, etc.
Dopo ritornata la Madonna col bambino, desiderò. di far battezzare Gesù Christo:
e lo portarono con S. Giuseppe da Fra Paolo, il quale si vestiva col piViale e lo battezzava felicemente. li butta fuora spiegava poi che gli ponevano il nome, diceva il compare, la comare, etc., con mille altri spropositi di questo pari tenore.
Dopo veniva lo sparo del cannone del Castello, e dopo ciò per ringraziamento a tutto l'uditorio usciva fuori un guaglione, o sia ninno, cioè un ragazzetto in camicia, il quale modestamente se l'alzava d'avanti con le mani e schizzava pisciando in faccia agl'uditori, che ne rimanevano bagnati non meno i vicini, che li lontani.
In tanto che ciò succedeva, illazzarone strillava: «Fermete alloco, chià, chià, porciello, to boglio sculaccià», etc., e varie voci che sogliono fare quando gridano alli bambini, fra le quali vi era anche quella:
«Se non boi finì, te voglio crastà» .
Io mi sono contentato sentirne relazione, perché non averei potuto contenermi di prorompere in qualche dilegiamento.

(Vanvitelli 1752-1766)


"Un presepe significa una mangiatoia"

I napoletani espiano in questa stagione (quaresima), e con molta assiduità religiosa,
i loro peccati trascorsi, e vanno a udire le prediche che poi per tutto il resto dell'anno consolano soltanto il mezzo ceto e la plebe.
Durante tre settimane o un mese avanti la Quaresima segue una specie di funzione religiosa particolare a Napoli; essa non è conosciuta o almeno è poco esercitata nelle altre città d'Italia.
Si fa un presepe alla Beata Vergine e Gesù Bambino, in molte chiese e anche in case private (ndr: Sharp confonde il presepe con i sepolcri, in uso nelle chiese durante la quaresima).

Un presepe significa una mangiatoia; e, poiché il Signore fu deposto in una mangiatoia immediatamente dopo la sua nascita, da quel tempo fu stabilita la costruzione di un presepe per commemorare l'evento.
Si fa il presepe con un gruppo di pastori che rappresentano, la scena dell'avvenimento: vi sono da una parte i Re Magi d'oriente con una stella sulla testa, e, dall'altra, i pastori che custodiscono il loro gregge mentre l'angelo discende verso di loro: nel fondo della scena la Vergine se ne sta col Bambino, con Giuseppe e con l'asino.
Il costruttore del presepe presenta in ogni gruppo le figure e i fatti storici che l'Evangelo e, talvolta, il suo ingegno gli suggeriscono.
Ma ciò che rende un presepe attraente e interessante per una persona di buon gusto è la disposizione artistica delle figure sullo sfondo di un paesaggio in prospettiva che illude meravigliosamente l'occhio.

Un certo commerciante ha in casa un di questi presepi il quale, aperto da un lato, finge così bene la prospettiva che il paese e le montagne che si vedono in distanza ne divengono una continuità e sembrano far davvero parte del presepe stesso.
Si dice che costò cinquecento sterline pochi anni fa.

Un nobile ne aveva uno in cui furono introdotti tanto argento e tante cose preziose che si finì per stimarlo ben ottomila lire sterline.
Questo gran signore oltre che in cose sacre barattava pur altrimenti il suo danaro, talché a un momento fu costretto a disfarsi del suo prezioso presepe per soddisfare i suoi creditori.

Tutta la povera gente che non ha un presepe ne compra di questi mesi uno di picciol conto e a buon prezzo: se lo mette in casa, lo conserva con tutte le cure e lo fa durare per secoli.

(Sharp 1765)

Un'eccezionale illusione

Ogni famiglia è impegnata ad allestire in onore della Madonna una specie di spettacolo e di addobbo il costo ed i preparativi dei quali superano quanto sia possibile immaginare.
È ciò che a Napoli viene detto "I Presepi", termine che corrisponde a quel che noi chiamiamo "Creche" o "Tableau della Nascita del Signore", l'adorazione dei pastori, l'arrivo dei tre Re, ecc.
Tutto questo è rappresentato in piccolo con figure fatte ed abbigliate con perfetta verità e naturalezza.
Tale genere di spettacolo, lasciato altrove ai bambini ed al popolino, a Napoli, per la sua perfezione, diventa degno dell'attenzione dell'artista e dell'uomo di gusto.

Poiché le case sono tutte ricoperte di terrazze, spesso su questa specie di spiazzi si innalzano detti teatri per tale tipo di rappresentazione: un po' di muschio, della cartapesta, dei pezzi di sughero e dei rami d'albero sono più o meno le parti che costituiscono lo sfondo dello spettacolo.
Ma le decorazioni, gli accessori vi sono distribuiti, raggruppati con un'arte, e si può dire con una magia, che supera ogni descrizione o immaginazione.
Rovine, case di contadini, fiumicelli, ponti, cascate, monti, animali, tutte queste cose sono raggruppate con arte infinita, e l'insieme provoca un'eccezionale illusione.
L'azzurro naturale del cielo si combina con le tonalità ed il colore delle lontananze che formano lo sfondo, al punto che una montagna che dista dallo spettatore venti o trenta piedi, sembra essere ad una lega di distanza e nella sua giusta proporzione.

(Saint-Non 1759)

«Questo espediente vanaglorioso»



Feci cenno a Roma che i cattolici in ricordo della Nascita di Gesù e dell'adorazione dei tre saggi d'Oriente erigono i cosiddetti presepi.
A Napoli vengono allestiti con cura ancora maggiore; io ne visitai uno di mattina presso un ricco commerciante, che aveva utilizzato a tale scopo la soffitta della sua casa.
La decorazione rappresentava un paesaggio con colline e valli ricoperti di verde e di muschio. Tre piccole fontane zampillavano. Si vedeva pascolare una quantità di animali ben conformati e popolavano la scena centocinquanta figure umane di buona fattura in legno con teste in terracotta e abiti di stoffa decorata ed argentata.
Erano alte circa mezzo bracci.
Il vasellame (probabilmente dei magi) era in oro ed argento, costellato di smeraldi ed altre pietre. Costruzioni architettoniche, fra le quali castelli, locande, portici, erano sparpagliate fra le rocce, boschi e laghi.
Una parte di queste era lavorata pulitamente in legno, altre dipinte su «quinte», ma con un'abilità prospettica che induceva in inganno l'occhio.
La fedeltà storica dei costumi non era rispettata e chi non troverebbe che il tutto, per perfetta che ne sia l'esecuzione, non sia un giocattolo.
Ho anche pensato di dover vedere tutto ciò come una testimonianza del carattere nazionale, dei pregiudizi religiosi e di una fervida immaginazione, per cui la gloria di Dio viene messa in risalto da questo espediente vanaglorioso, dal lavoro e dalla spesa di buffonate che non con-
tengono alcuna edificazione.
(Adlerbeth 1783-1784)

«Altrove si tratta di un trastullo da bambini»


Un nuovo genere di spettacolo occupa i napoletani tutti gli anni da Natale alla Quaresima; ed è forse quello che più d'ogni altro, merito di esser,visto,
Sono questi i presepi o creches.
Altrove si tratta dI un trastullo da bambini; qui, invece, costituisce un'occupazione molto impegnativa per la quale non soltanto i signori, ma ancor più i borghesi, profondono somme considerevoli.
E proprio in codesti presepi può ammirarsi il gusto e l'accortezza degli italiani per la decorazione. Essi consistono in varie stanze, tappezzate di scorza d'albero, di muschio, d'arbusti, di erbette, di cartone trinciato, di sughero, che conferiscono un'espressione verista alla stalla, alle figure, al paesaggio; e quei panorami variati che potrebbero disvelarsi attraverso una finestra o da una terrazza, come il cielo, il Vesuvio o qualche altra montagna dei dintorni di Napoli, qui vengono espressi, con le risorse dell' arte, in modo così perfetto che non è possibile distinguere l'artificioso dal naturale.
Tali erano i presepi durante il mio primo viaggio,
Si dice che oggi siano un poco meno belli; e poiché non ne ho ancora visitati, non sono in grado di giudicare la differenza,
Ma non è con questo genere di presepe pomposo che gli italiani ornano i loro negozi: ogni bottega di falegname, calzolaio, ciabattino ha il suo presepe e una piccola lampada, che arde dinanzi ad una casetta di cartone e di muschio durante nove giorni, diffonde un odore poco gradevole in questo bugigattolo.
Gli italiani fanno in rilievo ed in sughero delle costruzioni del Vesuvio ardente, degli
antichi templi di Paestum, di Pompei e di altre antichità, assai bene eseguite, da vendere gli inglesi ed agli altri stranieri che qui abbondano in tempo d'inverno per godere di questo clima così mite.

(Moszynski 1784-1786)

«In questa Napoli gioconda»



Ecco il momento di accennare a un altro svago caratteristico dei napoletani; vale a dire ai presepi, che a Natale si vedono in tutte le chiese e che rappresentano propriamente l'adorazione dei pastori, degli angeli e dei re magi, più o meno al completo, in gruppi eleganti e sfarzosi. In questa Napoli gioconda, tale rappresentazione è arrivata fin sulle terrazze delle case.
Si costruisce un leggero palchetto a forma di capanna, tutto adorno di alberi e di alberi sempre verdi; e lì ci si mette la Madonna, il Bambino ,Gesù e tutti i personaggi, compresi quelli che silibrano in aria, sontuosamente vest
Ma ciò che conferisce a tutto lo spettacolo una nota di grazia incomparabile è lo sfondo, in cui s'incornicia il Vesuvio coi suoi dintorni.
Non è improbabile che, un temo, fra questi fantocci ci siano mescolate anche delle figure viventi e che a poco a poco le famiglie nobili e ricche si siano divertite soprattutto a rappresentate la sera, nei loro palazzi, anche delle scene profane, tolte alla storia o alla poesia.

(Goethe 1787)

«Questo gioco da cappella eccita la cupidigia»

Quando ci si trova a Napoli nei mesi di dicembre o di gennaio, non si manca mai di visitare i presepi, che sono per i napoletani oggetto d'un lusso tanto stravagante quanto eccessivo.
Questa moda esiste ancora in molti paesi cattolici, ma modificata in ciascuno di loro secondo i maggiori o minori pregiudizi che li dominano.
In Spagna, è un oggetto di divertimento per la famiglia reale, così come per, corte di Lisbona. Si è più moderati in Germania, ma tuttavia ho visto dei simulacri molto belli a Vienna come a Monaco.
È a Napoli in particolare che si trovano i più bei presepi di tutto il mondo cattolico-apostolico-romano.
Questo gioco da cappella eccita la cupidigia; e le spese che si fanno a tale scopo, lungi dall'essere perdute, costituiscono dei profitti notevoli per il costruttore.
Quelli che hanno costruito dei presepi con questa prospettiva, li conservano con cura e cambiano solamente gli ornamenti che li decorano.
Si usano gli stessi materiali; ma, distribuiti in maniera diversa, presentano una visione
ottica molto variata e offrono ogni anno la grazia della novità.
Se questa invenzione non avesse per unico scopo quello di ricordare la nascita di Cristo, se ne potrebbe cogliere l'occasione per offrire all'occhio stupito dello spettatore l'imitazione della natura abbellita con gli sforzi dell'arte.
Ma la superstizione soffoca il genio. I presepi servono solo ad alimentare quella dei napoletani; vi si rappresentano scene che suscitano l'indignazione d'uno spirito filosofico.
(Gorani 1793)

Il Presepe è sempre stato oggetto di attenzione di collezionisti e di cultori.
Un fenomeno della tradizione natalizia al quale si sono interessati anche gli storici dell'arte. Sorprendente poi è il fascino che il presepe ha esercitato nei confronti di personaggi stranieri che arrivavano a Napoli, fino al punto da indurli a annotare le loro considerazioni sulla magia che offriva la rappresentazioni del Natale realizzata col presepio. Le tradizioni di Natale e il presepe

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