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Poesie di Natale, Poesie di Capodanno, Poesie della Befana, Storia dei Re Magi, Storia di Babbo NataleTradizione di Natale
Il presepe dei viaggiatori
Frammischiando religione e scherzo...

divisorio

I Presepi sono una particolare espressione artistica; la maggior perfezione è raggiunta a Roma e a Napoli e talvolta anche altrove.
Si tratta di una plastica rappresentazione degli avvenimenti verificatisi quando nacque il Redentore che viene attuata in molte case nel tempo di Natale.
A Napoli i Presepi si distinguono per le belle figure e per l'immissione di Pulcinella.
Quelli romani sono notevoli per la verosimiglianza e la forza di carattere data ai paesaggi.
E appare evidente che essi risalgono alle crociate, dalle quali il pio pellegrino riportava il ricordo di Terrasanta, che poi, tornato in patria, imitava con mano artisticamente esperta e infantilmente fedele.
È uno spirito particolare, quello con cui questi presepi sono resi.
Si riconoscono di colpo come tramandati dai tempi antichi.
Nessun artista è capace di riprodurre quello che crea una mano artistica ereditata.
Come nella tradizione musicale il Miserere dell'Allegri, che può essere eseguito ovunque, ma in nessun altro luogo quanto nella Cappella Sistina offre tanta suggestione.
Come già è stato rilevato, le figure napoletane sono le più belle. Sono fatte con grande arte e considerevole dispendio.
Costituiscono un grande dramma nello spinto dei tempi antichi frammischiando religione e scherzo in modo per noi assai divertente; come nei Misteri della Passione.
In Betlemme, ad esempio, sono rappresentate osterie che rassomigliano a quelle napoletane.

(Rehfues 1808)

Un susseguirsi di immaginazioni drammatiche...

Anche qui sono per lo più i ricchi borghesi delle classi inferiori ad offrire spesso, nel quartieri popolari più vecchi della città, i frutti di una religiosità infantile e di un talento pieno di vita.

A Napoli erano allestiti in parte dai proprietari ed in parte da artisti specializzati che eseguivano il teatro e le figure.
Visto nel suo complesso, l'ideale del paesaggio, qui dove tutto vive si muove e gode, è marginale mentre a Roma, nella natura grandiosa che circonda la città eterna ed i suoi abitanti, costituisce il motivo principale.
Lì, ad esempio, un solitario pastore con il suo gregge cammina nell'arido paesaggio di Betlemme e l'interno di una vecchia casa in rovina sembra una stalla.
Qui l'intera scenografia di grotte e rocce brulica di figure; nessuno dei tre presepi che ho visto contava meno di centocinquanta o duecento pezzi tra esseri umani, cavalli, asini, cammelli, dromedari, greggi di pecore, ecc.
Perché qui non è come a Roma solo il momento successivo alla nascita del Santo Bambino, della madre che si perde in una estatica ammirazione, di Giuseppe che osserva pensoso, degli abitanti della stalla buoni e socievoli o di un gruppo di pastori oranti che appaiono in un'ariosa prospettiva.
Vi e un susseguirsi di immaginazioni drammatiche che, dalla nascita fino all'offerta dei doni da parte dei Magi d'Oriente, formano una successione di scene che mutano colore, brulicano di vita e, continuando per tutto un piano della casa finiscono spesso ad una finestra: per questo pio scopo fu persino abbattuto un muro dove quel mondo magico sfocia in una bella prospettiva del golfo di Napoli e del paesaggio circostante o anche sulla selvaggia Capri.
A Roma il modo di guardare la spiritualità dell'idillio è affidato al proprio modo di sentire; qui tutto è rappresentato plasticamente.

Nei grandi presepi si notano tre momenti principali dell'idillio drammatico, il primo è la silenziosa e solitaria gioia materna nella capanna, divisa solo con il buon padre putativo e con i devoti animali della stalla, mentre sulle rovine del tempio antico (nel quale è allestita la stalla) si levano i cori degli angeli giubilanti e la stella lucente! Il secondo è l'arrivo dei pastori candidi e puri con l'offerta di doni semplici come uova,. giovani colombe, ecc. Il terzo è la scena luminosa dell'arrivo dei Re santi e l'offerta dei regali reali al radioso bambino divino.

Ho visto questi tre momenti principali in uno dei più ricchi di tali teatri di Natale rappresentati in stanze separate mentre gli spazi intermedi erano riempiti in maniera deliziosa: in parte dall'apparizione degli angeli cantori e dei pastori ed in parte dal corteo dei Re santi.
Dal carattere dei presepi si rileva con la massima precisione l'indole dei due popoli vicini. A Roma una idealità silenziosa e grandiosa; a Napoli espansione di vita della natura e di gioia.
I santi presepi allestiti per Natale nelle chiese non erano belli né a Roma ne a Napoli.

Ho saputo che ogni anno nel palazzo reale di Napoli veniva costruito un presepe estremamente sontuoso, ma già da molto tempo ciò non accade più.
Alcuni spagnoli mi hanno assicurato che in un'intera ala del palazzo reale di Madrid, era allestito un presepe con una prospettiva per la quale era stato abbattuto un muro verso il fondo.
Le figure, in gran parte mobili, venivano messe in movimento da un posto segreto ed il tutto si trasformava in un gran teatro di marionette.

(Brun 1809 -1810)

In quasi tutte le case, conventi e chiese


Nel periodo di Natale, oltre ai riti già descritti per le festeromane, i napoletani hanno le loro rappresentazioni del presepio in quasi tutte le case, conventi e chiese. Non visitare i presepi ha sapore di ateismo e di giacobinismi cui stadi più elevati sono messi sotto accusa dal popolo e dal governo.

(Morgan 1821)


« I Napoletani, che non trovano mai tempo per lavorare»


È frutto di qualche antica idea superstiziosa l'usanza napoletana di allestire dei presepi nelle chiese, nei palazzi e nelle case e di esporli ai fedeli, o meglio, ai curiosi per una quindicina di giorni in tempi natalizi.
Alcuni, con uno scenario abbastanza ampio, raffigurano incantevoli paesaggi, movimentati da gruppi di pastori che pascolano i loro armenti e di pastorelle che ballano e giocano.
E ancora, ritroviamo animali di ogni razza, città con i loro campanili, uomini di tutti i mestieri, vestiti alla moda dei giorni nostri ecc. Scopo di questa istituzione era di ricordare la nascita di Gesù.
A volte ritroviamo anche il bue e l'asinello, ma il più delle volte sono solo figure secondarie. Tutti i personaggi sono in legno, perfettamente intagliati e rifiniti.
Alcuni, i Magi ad esempio, quando vengono introdotti sono ricoperti di perle e pietre preziose. I punti di vista, le prospettive sono estremamente curati.
Insomma, sono dei veri e propri quadri sull'argomento.
Ora però mi chiedo in che modo i napoletani, che non trovano mai tempo per lavorare, riescano a trovare tanto da dedicare a tali futilità, destinate ad esistere solo pochi giorni?
Ma proprio io che tanto rimprovero ai napoletani di perdere il loro tempo nel creare presepi, ne stode dicando troppo a descriverli.
Aggiungo solo di aver saputo che esiste un presepe la cui costruzione è costata
6.000 franchi. Denaro ben speso!

(Orloff 1821)


Quelle figurine sono ricche di gestualità


A Napoli non si vedono presepi sul genere di altre città italiane, giacché quelli locali si manifestano in tutt'altra maniera.
Nel dire ciò non pensiamo ai presepi imponenti, ossia quelli con figure di grandezza reale esposti in molte chiese di Napoli, ma a quelli piccoli molto più belli, offerti con grosso dispendio da ricchi privati, che vengono mostrati ogni anno per alcuni giorni.
I bambini della città ne sono entusiasti e così gli adulti ed i veri conoscitori ai quali, la loro dolcezza e la minuta fattura, offrono il pretesto per replicare più volte le visite.

A Napoli lo straniero resta già molto sorpreso quando, passeggiando per il mercato di Natale, scorge l'enorme quantità di piccole e colorate figure in creta che, contenute in grossi cesti, vengono vendute al popolo per pochi soldi.
Tutte quelle figurine sono ricche di gestualità, di quel linguaggio dei segni che è una tipica caratteristica dei napoletani, e non vi si trova nulla di noioso.
L'espressione è sempre semplice e viva.
Le figure sacre sono molto dignitose; però risultano di gran lunga più espressivi i pastori, in parte adoranti, in parte stupiti, alcuni dormienti, altri in risveglio, altri in cento atteggiamenti oziosi; se ne vedono persino alcuni che si rotolano al suolo sbadigliando.

Con la stessa divertente espressione è concepito il bestiame.
Il bue alla greppia che scaccia le mosche con le coma e la coda; l'asino che lascia cadere il cibo di bocca mentre osserva meravigliato. I cani, che stanno vicino ai pastori spaventati, si cacciano la coda tra le gambe. Arieti e caproni si incornano, pecore e capre allattano i loro piccoli, altri bevono da profonde sorgenti o strappano ciuffi di erba e foglie inerpicandosi tra le rocce, e l'irregolarità di questo paesaggio offre innumerevoli spunti per i diversi atteggiamenti degli animali, disposti con molta verità.

Cose ancora più perfette si notano se si va a vedere i presepi dei ricchi; per lo straniero non sempre è facile trovarli perché, alla morte del primo donatore o dei suoi eredi, cambia il luogo dell'allestimento. Le informazioni migliori si ottengono chiedendo, agli scolari, i quali considerano importantissimo ammirare queste belle cose e pertanto conoscono con grande esattezza dove se ne possono vedere e se lo dicono tra loro.

Sono tutti belli, tutti hanno un fascino, ognuno nel suo genere è un'opera d'arte. Sarebbe però stancante parlare dei singoli presepi giacché si ripetono e si somigliano, per cui riteniamo di non sbagliare concentrando la nostra attenzione sul migliore.
Era allestito, sotto vetro, in una grande sala di un edificio sacro nella strada alla Speranzella, su un lungo tavolo intorno al quale si poteva comodamente girare.
Un abate di fine educazione ed alcuni suoi dipendenti erano responsabili di questo tesoro realmente prezioso per il quale, sia detto a parte, il pio donatore, sensibile alle cose dell'arte, aveva pagato ventimila ducati ( si tratta forse, del presepe di don Domenico Sdanghi, descritto dal Perrone.

(Kopisch 1856)

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Si tratta di una plastica rappresentazione degli avvenimenti verificatisi quando nacque il Redentore che viene attuata in molte case nel tempo di Natale.
A Napoli i Presepi si distinguono per le belle figure e per l'immissione di Pulcinella.
Quelli romani sono notevoli per la verosimiglianza e la forza di carattere data ai paesaggi.
E appare evidente che essi risalgono alle crociate, dalle quali il pio pellegrino riportava il ricordo di Terrasanta, che poi, tornato in patria, imitava con mano artisticamente esperta e infantilmente fedele.
È uno spirito particolare, quello con cui questi presepi sono resi.
Si riconoscono di colpo come tramandati dai tempi antichi.
Nessun artista è capace di riprodurre quello che crea una mano artistica ereditata.
Come nella tradizione musicale il Miserere dell'Allegri, che può essere eseguito ovunque, ma in nessun altro luogo quanto nella Cappella Sistina offre tanta suggestione.
Come già è stato rilevato, le figure napoletane sono le più belle. Sono fatte con grande arte e considerevole dispendio.
Costituiscono un grande dramma nello spinto dei tempi antichi frammischiando religione e scherzo in modo per noi assai divertente; come nei Misteri della Passione.
In Betlemme, ad esempio, sono rappresentate osterie che rassomigliano a quelle napoletane.

(Rehfues 1808)


















Un susseguirsi di immaginazioni drammatiche...


Anche qui sono per lo più i ricchi borghesi delle classi inferiori ad offrire spesso, nel quartieri popolari più vecchi della città, i frutti di una religiosità infantile e di un talento pieno di vita.

A Napoli erano allestiti in parte dai proprietari ed in parte da artisti specializzati che eseguivano il teatro e le figure.
Visto nel suo complesso, l'ideale del paesaggio, qui dove tutto vive si muove e gode, è marginale mentre a Roma, nella natura grandiosa che circonda la città eterna ed i suoi abitanti, costituisce il motivo principale.
Lì, ad esempio, un solitario pastore con il suo gregge cammina nell'arido paesaggio di Betlemme e l'interno di una vecchia casa in rovina sembra una stalla.
Qui l'intera scenografia di grotte e rocce brulica di figure; nessuno dei tre presepi che ho visto contava meno di centocinquanta o duecento pezzi tra esseri umani, cavalli, asini, cammelli, dromedari, greggi di pecore, ecc.
Perché qui non è come a Roma solo il momento successivo alla nascita del Santo Bambino, della madre che si perde in una estatica ammirazione, di Giuseppe che osserva pensoso, degli abitanti della stalla buoni e socievoli o di un gruppo di pastori oranti che appaiono in un'ariosa prospettiva.
Vi e un susseguirsi di immaginazioni drammatiche che, dalla nascita fino all'offerta dei doni da parte dei Magi d'Oriente, formano una successione di scene che mutano colore, brulicano di vita e, continuando per tutto un piano della casa finiscono spesso ad una finestra: per questo pio scopo fu persino abbattuto un muro dove quel mondo magico sfocia in una bella prospettiva del golfo di Napoli e del paesaggio circostante o anche sulla selvaggia Capri.
A Roma il modo di guardare la spiritualità dell'idillio è affidato al proprio modo di sentire; qui tutto è rappresentato plasticamente.

Nei grandi presepi si notano tre momenti principali dell'idillio drammatico, il primo è la silenziosa e solitaria gioia materna nella capanna, divisa solo con il buon padre putativo e con i devoti animali della stalla, mentre sulle rovine del tempio antico (nel quale è allestita la stalla) si levano i cori degli angeli giubilanti e la stella lucente! Il secondo è l'arrivo dei pastori candidi e puri con l'offerta di doni semplici come uova,. giovani colombe, ecc. Il terzo è la scena luminosa dell'arrivo dei Re santi e l'offerta dei regali reali al radioso bambino divino.

Ho visto questi tre momenti principali in uno dei più ricchi di tali teatri di Natale rappresentati in stanze separate mentre gli spazi intermedi erano riempiti in maniera deliziosa: in parte dall'apparizione degli angeli cantori e dei pastori ed in parte dal corteo dei Re santi.
Dal carattere dei presepi si rileva con la massima precisione l'indole dei due popoli vicini. A Roma una idealità silenziosa e grandiosa; a Napoli espansione di vita della natura e di gioia.
I santi presepi allestiti per Natale nelle chiese non erano belli né a Roma ne a Napoli.

Ho saputo che ogni anno nel palazzo reale di Napoli veniva costruito un presepe estremamente sontuoso, ma già da molto tempo ciò non accade più.
Alcuni spagnoli mi hanno assicurato che in un'intera ala del palazzo reale di Madrid, era allestito un presepe con una prospettiva per la quale era stato abbattuto un muro verso il fondo.
Le figure, in gran parte mobili, venivano messe in movimento da un posto segreto ed il tutto si trasformava in un gran teatro di marionette.

(Brun 1809 -1810)
















In quasi tutte le case, conventi e chiese


Nel periodo di Natale, oltre ai riti già descritti per le festeromane, i napoletani hanno le loro rappresentazioni del presepio in quasi tutte le case, conventi e chiese. Non visitare i presepi ha sapore di ateismo e di giacobinismi cui stadi più elevati sono messi sotto accusa dal popolo e dal governo.

(Morgan 1821)









« I Napoletani, che non trovano mai tempo per lavorare»











È frutto di qualche antica idea superstiziosa l'usanza napoletana di allestire dei presepi nelle chiese, nei palazzi e nelle case e di esporli ai fedeli, o meglio, ai curiosi per una quindicina di giorni in tempi natalizi.
Alcuni, con uno scenario abbastanza ampio, raffigurano incantevoli paesaggi, movimentati da gruppi di pastori che pascolano i loro armenti e di pastorelle che ballano e giocano.
E ancora, ritroviamo animali di ogni razza, città con i loro campanili, uomini di tutti i mestieri, vestiti alla moda dei giorni nostri ecc. Scopo di questa istituzione era di ricordare la nascita di Gesù.
A volte ritroviamo anche il bue e l'asinello, ma il più delle volte sono solo figure secondarie. Tutti i personaggi sono in legno, perfettamente intagliati e rifiniti.
Alcuni, i Magi ad esempio, quando vengono introdotti sono ricoperti di perle e pietre preziose. I punti di vista, le prospettive sono estremamente curati.
Insomma, sono dei veri e propri quadri sull'argomento.
Ora però mi chiedo in che modo i napoletani, che non trovano mai tempo per lavorare, riescano a trovare tanto da dedicare a tali futilità, destinate ad esistere solo pochi giorni?
Ma proprio io che tanto rimprovero ai napoletani di perdere il loro tempo nel creare presepi, ne stode dicando troppo a descriverli.
Aggiungo solo di aver saputo che esiste un presepe la cui costruzione è costata
6.000 franchi. Denaro ben speso!

(Orloff 1821)












Quelle figurine sono ricche di gestualità


A Napoli non si vedono presepi sul genere di altre città italiane, giacché quelli locali si manifestano in tutt'altra maniera.
Nel dire ciò non pensiamo ai presepi imponenti, ossia quelli con figure di grandezza reale esposti in molte chiese di Napoli, ma a quelli piccoli molto più belli, offerti con grosso dispendio da ricchi privati, che vengono mostrati ogni anno per alcuni giorni.
I bambini della città ne sono entusiasti e così gli adulti ed i veri conoscitori ai quali, la loro dolcezza e la minuta fattura, offrono il pretesto per replicare più volte le visite.

A Napoli lo straniero resta già molto sorpreso quando, passeggiando per il mercato di Natale, scorge l'enorme quantità di piccole e colorate figure in creta che, contenute in grossi cesti, vengono vendute al popolo per pochi soldi.
Tutte quelle figurine sono ricche di gestualità, di quel linguaggio dei segni che è una tipica caratteristica dei napoletani, e non vi si trova nulla di noioso.
L'espressione è sempre semplice e viva.
Le figure sacre sono molto dignitose; però risultano di gran lunga più espressivi i pastori, in parte adoranti, in parte stupiti, alcuni dormienti, altri in risveglio, altri in cento atteggiamenti oziosi; se ne vedono persino alcuni che si rotolano al suolo sbadigliando.

Con la stessa divertente espressione è concepito il bestiame.
Il bue alla greppia che scaccia le mosche con le coma e la coda; l'asino che lascia cadere il cibo di bocca mentre osserva meravigliato. I cani, che stanno vicino ai pastori spaventati, si cacciano la coda tra le gambe. Arieti e caproni si incornano, pecore e capre allattano i loro piccoli, altri bevono da profonde sorgenti o strappano ciuffi di erba e foglie inerpicandosi tra le rocce, e l'irregolarità di questo paesaggio offre innumerevoli spunti per i diversi atteggiamenti degli animali, disposti con molta verità.

Cose ancora più perfette si notano se si va a vedere i presepi dei ricchi; per lo straniero non sempre è facile trovarli perché, alla morte del primo donatore o dei suoi eredi, cambia il luogo dell'allestimento. Le informazioni migliori si ottengono chiedendo, agli scolari, i quali considerano importantissimo ammirare queste belle cose e pertanto conoscono con grande esattezza dove se ne possono vedere e se lo dicono tra loro.

Sono tutti belli, tutti hanno un fascino, ognuno nel suo genere è un'opera d'arte. Sarebbe però stancante parlare dei singoli presepi giacché si ripetono e si somigliano, per cui riteniamo di non sbagliare concentrando la nostra attenzione sul migliore.
Era allestito, sotto vetro, in una grande sala di un edificio sacro nella strada alla Speranzella, su un lungo tavolo intorno al quale si poteva comodamente girare.
Un abate di fine educazione ed alcuni suoi dipendenti erano responsabili di questo tesoro realmente prezioso per il quale, sia detto a parte, il pio donatore, sensibile alle cose dell'arte, aveva pagato ventimila ducati

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