
Racconto di C. Ciccia
Scenetta dal barbiere
Storie paesane
Entrai nel salone con la precisa intenzione di liberarmi subito della mia zazzera, visto che faceva un gran caldo.
Barba e capelli! - gridai dopo aver salutato.
Destato dalla mia presenza, il barbiere si alzò. Mi accorsi subito che non era il solito, ma uno nuovo.
Sa - mi informò - mio figlio è andato a fare la stagione in montagna e io lo sostituisco.
Non avrei mai pensato che il mio barbiere, già anziano, potesse avere il padre ancora vivente! Certamente era ammalato! Mi colpì subito il tremito della bocca e mi terrorizzò quello delle sue mani. Non capivo come avrebbe fatto a maneggiare strumenti tanto delicati.
Il nuovo barbiere si mise al lavoro ed io cominciai a raccomandarmi a tutti i santi del paradiso.
Il lavoro procedeva lentamente. Non vedevo l'ora che i minuti passassero e che io potessi uscire sano, vivo e libero da quell'incubo.
Arrivò il momento del rasoio. Quando gli vidi brandire quell'arma fui colto dal panico.
Non volevo che mi facesse saltare qualche orecchio! Da quell'istante, per il terrore, non capii più nulla; se il mio torturatore, mi chiedeva qualcosa, rispondevo sempre sperando solo di poter andar via presto.
All'improvviso sentii dirmi: - Pronto, signore!
Non mi parve vero! Ferite non ne avevo. Mi guardai allo specchio, mica male quel taglio di capelli! Perfetto! - esclamai con soddisfazione. Lo pagai il doppio. Nel ricevere il denaro egli mi sorrise. Sembrava che volesse. esprimermi gratitudine e soddisfazione.
