Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Qualcuno mi chiama
Sento a volte che qualcuno mi chiama,
una voce che viene oltre la siepe;
mi sembra di essere un fiato, un'aria
che bolle e s'alza come nebbia
fino a stringere la luna.
Non sono più quel che ero, il fanciullo
docile e ribelle, il fanciullo che sognava
la prateria d'attraversare in groppa a un cavallo,
il cowboy dei film western, Pecos Bill
o il Piccolo Sceriffo.
Ero anche il boy scout leale che credeva
nell'amore fraterno, biascicava orazioni,
leggeva "Il Vittorioso", amava l'allegria
e la dolce malinconia,che inteneriva il cuore,
di un canto attorno al falò acceso nella sera delle stelle.
Ora aspetto. Sotto le palpebre si radunano
pensieri e visioni non sempre chiari,
coperti da vele bianche attorcigliate alla luce del sole.
Mi piacerebbe forarle per varcare il limite
di un orizzonte così ristretto.
Mi accorgo che il melo ha perso le foglie,
è giunto di nuovo il tempo delle noci,
il Natale è alle porte.
Chissà la morte!
