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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Megattere


So che le megattere sul dorso
portano le remore che viaggiano
senza ticket: so che giocano
coi delfini e si schiaffeggiano
con le loro grandi pinne e, biblici
leviatani, compiono giravolte come
in una gara di nuoto sincronizzato
e poi s'inabissano felici.
So che nel profondo oceano,
immensa sala di concerto, fino
a incredibili distanze diffondono
i loro suoni, richiami d'amore
o segnali sicuri di krill e d'anguille
da catturare tra tessere di rete
di mille bolle d'aria.
So, megattere, che dopo viene anche per voi
il tempo dell'igiene con salti fuori dell'acqua
per liberarvi da balani e pidocchi,
ma non so perché a volte v'arenate.
Scegliete voi la morte?
O è colpa dei cristalli d'ossido di ferro
della vostra testa che, resi opachi
d'inquinanti ombre, non captano
più il magnetismo della terra?
Ho visto il vostro strepitoso corpo
dai grossi arpioni dei marinai
tirato a bordo dove il sangue
a fiotti scorre: doloranti pallide
volute vellutate viscere strappate,
alzate al cielo dagli argani potenti
offerte agli dei, dagli odi umani
incattiviti, fatti anch'essi nemici
della vita della Natura!