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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
La poesia incompiuta

Quali versi ti aspettavi da me e perché?
Ieri sera, inforcati gli occhiali e appuntita
la matita, ho provato a scrivere
ma la poesia è rimasta incompiuta.
Mi sono fermato al punto in cui
dicevo di te che non avevi azzurri
gli occhi, né biondi i capelli,
ma possedevi un viso che lasciava
trasparire somiglianze a volti ricchi
d'aretè, lontani nel tempo, pure
sempre vicini, inalterabili, lungo
le generazioni del tuo paese,
stretto tra i monti che videro fanciulli
Caio Mario e Cicerone.
Dimmi: cosa ne pensi di questi che ti propongo?
Rammenti il teatro greco di Selinunte?
Quel pomeriggio assolato, quando credendo
di essere soli, ebbi l'ardire nella cavea
di innalzare un grido di implorazione agli dei
immortali e di accennare a un verso della Medea
di Euripide, un po' per gioco e un po'
per provare l'acustica del luogo?
Ci sembrò che rispondesse l'eco.
Durò un attimo l'equivoco, una risata ci travolse.
Non era l'eco, ma un verso diverso recitato
da un colto turista, sfuggito alla nostra attenzione.