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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
La nostalgia del paese

Fluisce la limpida acqua di sorgente
tra ossute rocce, s'incaverna, si spegne,
si riaccende viva e ridente, precipita
di balza in balza, poi si quieta
e placida scorre.
Una comunità fiorisce, a riva crescono
tetti e bambini.
Per anni riti si celebrano nelle piazze
e nei cortili, dove non manca la musica
sanguigna quando al porco qualcuno
affonda nel cuore il coltello.
Attorno a un fuoco si balla il batticulo
e nessuno più ricorda la vacca senza
campana ancora sui monti dispersa.
Viene il tempo in cui si fugge,
in cui la sala-veglione tristemente
resta vuota e la comunità si assottiglia
e si sfalda. Cadenti tetti da solitudine
turbati si raccontano antiche storie,
di porta in porta i vecchi si fanno
sempre più rari e stanchi.
Lontano, qualcuno ama, qualcuno soffre
divorato dal ricatto, dalla condanna
dell'ansia di un eterno ritorno:
antropofaga comunità in dimensione
feroce e corrosiva.
Non conosco amore che non sia fonte
di rancore!

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