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Poesia di Vincenzo Fiaschitello 
La maestra Ernestina

Stasera al mio cammino s'offre

un pallido raggio di luna.

Perché il cuore così tanto soffre?

Perché la soglia della casa

che mi accolse fanciullo offre

un così povero conforto?

Era per me semplicemente

la casa-nova, nuova e quasi

vuota, ma piena di tutto.

Alligna cupa selvatichezza

in questi luoghi dimenticati

dove un tempo garrivano voci

di bimbi allegri come rondini

di primavera. Si apriva sulla 

via dei Mille garibaldini

quella fessura di vicolo, piccolo

come un gomitolo. Al suo interno,

in fondo, dove il muro si alzava

a chiudere il vento dei monti

lontani, ora è serrata la porticina

della casa della maestra Ernestina.

E tutto è chiuso declinato risucchiato

da un tempo che, mentre usura e misura

nel limbo della nostra vita di un istante,

al sole vigoreggia astutamente sul fare

dell'eterne ere.

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