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temporale
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 

L'infinito Uno

Altocinta vorace arpia
tutto sussumi e sprofondi nell'abisso.
Conosco un vecchio di cent'anni e più,
là nel recinto dell'orto,
è forse un'oliva sfuggita al torchio
del frantoio. Tu consegni ugualmente
noi tutti alle pesanti ruote che senza
sosta macinano. Ruote del fato!
E' solo il caso ad evitare che schiacci
la sua anima o altro?
Che duri un po' di più? che soffra e rida
più degli altri?
D'un tratto sono vuoti i tuoi occhi di luce,
vuoti come gusci di lumaca abbandonati.
Vento è tutto il gran dolore degli uomini
che sono stati e che saranno.
Cos'altro chiedi? Oscurità e splendore,
bene e male, sì e no, crogiuolo di celeste
musica incomparabile, di respiro universale,
ma anche di dolce canzone dei Beatles
e di respiro bagnato della foglia di platano.
Scende la pioggia che tutto lava, anche
quel grembiule della nonna, nero come
la notte, di stelle spruzzato. Pioggia
che scorre come torrente impetuoso
a uniformare ogni cosa, la bianca piuma
di un cigno, il cuore degli uomini, il verde
dei prati, l'azzurro dei cieli.
Qualcosa resta?
Sì, forse, l'infinito Uno!

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