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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Il treno

Passava la mattina Giovanni
alle sette in punto: pioggia
sole o vento sciroccoso,
frettoloso come sempre.
Rispondeva al mio saluto
dietro i vetri della finestra
di via Ascenso Mauceri,
chino a leggere latino o storia.
Mi sembra appena ieri.
Sognavo la stazione,sognavo
viaggi per lontane terre
e a memoria mandavo
mille date d'antiche guerre.
Non frenavo più fantasia
e ricordi di fanciullo,tra suoni
e voci mi ritrovavo nel luogo
di un altrove dove se a qualcuno
è consentito di tornare
tutto sembra dolce amaro.
Partimmo all'alba di un mattino
lasciando a vecchi amici il cane,
Gelsomino portando a lungo
negli orecchi i suoi latrati di dolore.
Si spensero alla fioca luce
di una lanterna in mano al ferroviere
che dava il segnale di partenza
e all'urlo del treno che avviava
sui binari la sua corsa con sbuffi
di vapore.Tra il fumo del carbone
e la nebbia,rotto il cuore dal rimorso
in quel gennaio del quarantotto,
persone e greggi la locomotiva tirava
al loro destino, misti in carri d'infima classe.

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