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notte
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 

Il sogno del barone

Ecco, un azzurro chiaro all'orizzonte
corre ad annunciare il crepuscolo mattutino.
L'anima del barone non ancora sciolta
dal corpo andava a visitare le buie contrade.
Cerca forse qualcuno?
Una voce sente: - Non è facile trovare,
qui soffia un unico vento. Quasi fiati
indistinguibili sono ormai quelli
che sulla terra chiamate morti: dispersa
è la loro carne, cenere.
Pure, se vuoi, puoi fermarti su questo pianoro
e quando sul viso sentirai soffiare
una brezza, prova a domandare. Chissà... -
Incoraggiato, il barone chiedeva ad ogni
soffio, ma invano. Un'ombra gli parve
tardare più a lungo e gli sembrò di intravedere
un viso confuso come ondeggiante
tra i canneti.
Non meno dell'infelice Enea di fronte
all'ombra di Didone, dura come pietra,
restò turbato il barone e le lacrime
gli rigavano il volto.
Più volte la chiamò: - Sei tu? Sei tu quella
che non amai abbastanza, un tempo? -
Batteva le cinque l'orologio del castello,
vegliava il barone nel suo ostello ripensando
al suo notturno sogno.
Del nuovo giorno l'odore fiutava con incerto
amore che appena al cuore gli giungeva ancora!