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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Dentista

La bella dentista, novella Diana,
ha nella sua faretra frecce d'altro
tipo: turbina manipoli e siringhe.
A illuminare il tutto, laser a diodi
cariati e all'erbium selvatico,
lampada fotopolimerizzatrice
e specchietto per l'allodole.
Non basta la musichetta soft e la poltrona
più che comoda per sedare il terribile
mal di denti.
-Si calmi, provvedo subito!- Tra sonici
strumenti, specilli poliscintillanti,ultrasuoni
e soprasuoni, vaschette per decontaminare
e attivazione del canforochinone,
si destreggia a devitalizzare i denti,
a chiuderli in una capsula e a mandarli
in orbita.
Dopo trasecolanti estrazioni punti ponti
e impronte di denti dolenti non più ridenti,
c'è il bicchiere con l'acqua vicino alla sputacchiera.
Bisogna essere santi per sopportare
un tale dolore. Ora che ricordo
quando ancora Diana, la vera cacciatrice,
s'aggirava per i boschi, il santo filosofo
di Ippona scrisse del suo dolore di denti
e confessò che fu un motivo per avvicinarsi a Dio.

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