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pastorello
Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Cresciuto è il pastorello

Cresciuto è il pastorello,
non porta più con sé il flauto di canna,
incantatore di lucertole che sull'assolato
muro si fermavano a guardarlo,
muovendo di tanto in tanto gli occhietti
come se gradissero quel suono.
Cresciuto è il pastorello, ha già bianca
la barba e radi i capelli; da tempo il flauto
è appeso a un chiodo vicino al camino.
Spento è il suo cuore.
Torna dopo venti lunghi anni di carcere
per aver tolto la vita a un rivale in amore.
Un cane abbaia a una capra che, incauta,
si è spinta troppo vicina al precipizio
a brucare l'erba.
Seduto sulla stessa pietra sotto il melograno,
per l'intero giorno ha bevuto solo acqua
della fonte, il suo stomaco ha chiuso
la porta al pane che resta serrato nel sacco,
in attesa di un'anima più serena, disposta
ad accogliere il corpo sacro di chi dona
il perdono. Al rosso bagliore del tramonto,
raccoglie il pastore le sue cose, nella
sua angoscia si avvolge e dà un fischio al cane.
Si torna negli stazzi.

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