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Poesia di Vincenzo Fiaschitello 
Aria avvelenata

L'Ionio fu il mare dove
la prima volta m'immersi da bambino:
nelle conchiglie che portai con me
sento ancora il brontolio delle sue onde,
ma più non sento il battito del cuore
di chi sulla riva mi stette vicino.
Dov'è il mite e lascivo zefiro
che frugava tra i nostri capelli? dove
le candide nubi che come bianchi
destrieri il cielo cavalcavano
e, scalpitando incontro al sole
che nel mare s'inabissava, si scioglievano
in rossodorati filamenti nel lontano orizzonte?
Fresca e pulita era l'aria, miscela
odorosa d'erba pratolina e di zagara.
Ora qui il maestrale soffia, dalla valle
una nebbia sale, ma più che vapore
è forse fumo d'incenso che dal suo cuore
la terra vuol donare perché l'uomo
rammenti l'infinita gente sepolta nelle sue zolle
e abbandoni il terribile rito di morte
degli insani rifiuti che esalano veleni
e accelerano la fine di un pianeta tormentato.
Sarà la fine qui e non altrove.

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