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fonte aretusa
Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Alla fonte Aretusa

Alla fonte Aretusa di Siracusa mi fermai
una sera d'agosto. Sprizzava di stelle il cielo
e di mille lucciole quaggiù.
Mi tornava alla mente, come il ricordo dell'antico
mito, memoria della lontana giovinezza.
Quel mare di sera, vicino al molo,
era un profondo abisso nero come pece
dove guizzavano le luci della città,
banchetto di paura e malinconia.
Lontano, al largo, brillavano le luci
delle lampare, lo sguardo si perdeva
in quella oscura immensità.
Nel cuore restava un misterioso silenzio
non appena l'angolo giravi verso vie
che non conoscevano il mare
e si perdevano sulle prime alture
dove i greci scavarono sapientemente
le rupi e le grotte. Là risuonavano ancora
le voci di Clitennestra, di Edipo, di Alcesti.
Là si scioglievano nell'umida aria marina
parole di ansie miserie dubbi di un popolo
intero e della follia vendicatrice di Medea,
parole d'inestinguibili odi e di amori
che udivano gl'indifferenti dei
e che la notte serbava nel suo grembo.
E fu subito memoria della nostra giovinezza!