Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Al cadere del vento vespertino
Amore di cristallo, non rammenti
il sentiero che saliva alla montagna?
Il nostro cuore, al cadere del vento
vespertino, era colmo d'incantamento,
i nostri smisurati desideri contenuti a stento.
Tamarischi e cespugli non chiudevano
lo sguardo sulle lontane candide vele,
che s'inchinavano al vento di grecale,
e sul colle quasi brullo dell'isolotto coperto
di radi pinastri, al tramonto rosseggiante.
Scura pietra, dalle onde violentata, la scogliera
digradava verso il mare d'iride tinta.
Volevi attendere lassù le ombre della sera
e lo stupore del cielo stellato.
Più non potevi frenare le lacrime.
Ma non piangevi per noi. Plasmati da un silenzio
cosmico sentivamo l'abbraccio mortale del cielo.
Vespero, soffrendo, la notte portava e soffiava
malinconia nell'aria e tu mi dicevi del tempo
breve della nostra vita come il giorno
che andava morendo al sibilo del vento,
levatosi appena, delle innumerevoli folle
che avevano amato quel luogo e degli infiniti
occhi futuri splendenti d'imperituri ardori
e brama del vivere sulla terra.
E l'eco delle nostre voci nel profondissimo
silenzio si spegneva tra le stelle, lasciando
sospeso anche il nostro respiro nell'attesa
di qualcosa d'indefinito che si insinuava
come dolorosa inquietudine.
