Poesia di Vincenzo Fiaschitello
All'ultima curva
Sapevi di zolfo
quella mattina quando correndo
e piangendo le tue dita al petto
stringevi della mano sanguinante.
Rimbombò sinistro il mattutino
scoppio nella valle del giardino,
dove il maligno e occulto fantasma
della festa inesploso aveva lasciato
l'involucro di stelle che s'aprivano
al profondo blu del notturno cielo.
Piccolo amico,
fino a quando hai portato sepolto
nel tuo volto quel terrore che ti lessi
negli occhi pieni di lacrime e torpore?
Se ti incontrassi ora sono certo
che non vedrei il vuoto della tua mano,
a volte ci sono assenze che non sono tali,
tempo hai avuto per vestirla di pene
e di ombre, in attesa del silente scoppio
all'ultima curva che ti attende.
