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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
La sera, sotto i bersò

Dell'ardente campagna il silenzio
 era ancora limato dalle cicale
quando, scalzo, tra le puntute stoppie
allegro m'avviavo lungo i filari
alla cerca delle carrube dimenticate
al suolo o dal sopraggiunto vento
scosse dagli alti rami.
La sera, sotto i bersò, era dolce
ascoltare le antiche storie dei vecchi
riuniti in cerchio a rievocare lontani
tempi nel mistero avvolti. Qualcuno
mi lodava per il mio lavoro giornaliero
e mi chiedeva il peso del raccolto
e subito dopo, insidiosa la domanda,
del semplice problema aritmetico.
Non era male il piccolo guadagno
e libri e quaderni contavo d'acquistare
per l'autunno della scuola e delle castagne.
Lucciole s'accendevano e si spegnevano
tutto intorno, spaziavano nel buio, rotto
appena dalla debole luce di un lume sotto
l'arco di un portale inanimato, impassibile,
duro come pietra di cava traforata di lacrime
e sudore. Quelle voci, quelle luci, quei sorrisi,
il cuore trapassano ancora e si perdono
nella memoria cotonata di passato.

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