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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Nel sogno di mia madre

Finalmente un mattino mi dicesti
che t'ero venuto in sogno
quella notte per porre fine, madre,
alla mia gelosia. Tu dicevi sempre
di sognare gli altri, più i morti
che i vivi, dicevi che in sogno
ti venivano finanche le bimbe
con cui un tempo altercavi per i pochi
giochi permessi, loro che da tempo
immemorabile il vento aveva rapito.
Finalmente mi sognasti, ma quando
ti domandai del sogno appena un cenno
mi facesti: ero un angelo di marmo,
giunte le mani, l'ali ripiegate e stavo
accanto a te. Solo più tardi compresi
il pensiero di morte.
Ma allora fui felice, felice d'essere
stato nel tuo sogno e tu sorridevi
senza nessuna paura di quella profezia
del futuro. D'altronde nessuno di noi due
voleva sapere di un avvenire che era
fuori del nostro orizzonte. Il presente
ci bastava, era solo quello il nostro
tempo: per te, perduta carezza, serva
fedele di una casa con tanti figli,
per me la corsa contro il vento degli Iblei
lungo i dedali di vicoli del mio paese.
Ora conosco il futuro di un passato
che mi trapassa l'anima!

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