Poesia di Sebastiano Satta
Notte nel salto
Null' altro sentivo che i colpi
dell'irto cignale negli elci:
un lento brusire di felci
e a tratti il bramir delle volpi.
Il fuoco taceva. I guardiani,
ravvolti nei manti di albagio,
seguivan nel sonno il randagio
vagar delle greggi e dei cani.
Quand'ecco, nel cielo senz'astri,
vibrò dagli ovili vicini
il vigile urlio dei mastini
e un largo sfrascar d'oleastri;
e giù dalla vetta soprana
al nostro bivacco, tra i radi
ginepri, volgendosi ai guadi
notturni, passò la bardana.
Dai Canti barbaricini
Poesie: Notte nel salto, e Sull'ortobene di Sebastiano Satta, che ci ritraggono due diversi momenti e due diversi aspetti del paesaggio sardo, l'uno cupo e senz'astri, colto nel silenzio della notte fra balze selvagge e dirupate « salto », l'altro vasto e solenne nella calura del meriggio fra greggi e pastori meriggianti all'ombra dei lecci. E nel primo e nel secondo è ritratta in due momenti sotto certi rispetti analoghi e sotto altri contrastanti, la vita di questi pastori di Sardegna, primitivi ed ospitali, sognanti e fatalistici, generosi fino all'incredibile e violenti fino al sangue
