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Poesia di Renzo Pezzani 
Teresita

Dietro i ferri del balconcino
che dà sul cortile di cemento,
Teresita ti sento
cantare come un canarino.

Delle bambole con colori di frutta
(o cuore di mamma precoce!)
ami la più triste, la più brutta,
e la culli con un fil di voce.

Irrequiete farfalle, le tue mani
volano su ogni cosa.
E come, ognuna, è golosa
del fiore rosso dei gerani!

Qualche capriccio, di mattino,
Teresita lo fai anche tu.
Ma non pensiamoci su…
È così fredda l’acqua del catino.

Se ti fisso negli occhi
la tua faccia s’imporpora.
Sei timida come la tortora
che trema appena la tocchi.

Lasci talora la bambola addormentata
per correre dalla mamma che cuce:
hai bisogno della sua luce
e d’un suo bacio come dell’imbeccata.

Poi, la sera, il mio cuore t’ode
come lontana, oltre la parete,
dire parole dolci e segrete
all’orecchio dell’angelo custode.

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