Poesia di Renzo Pezzani
Il sogno
Chiusi gli occhi, trovai
nascosto sotto il cuscino
un sogno che da bambino
non avevo sognato mai.
C'era un boschetto di pioppi
cosi verde, casi piccino
da bastare a un uccellino,
due sarebbero stati troppi.
Un ruscello trasparente
che a specchiarcisi nel fondo
si vedeva di là dal mondo
capovolta la gente;
cosi fresco, cosi da bere,
se mai bimbo lo sorprenda
quand'è l'ora della merenda,
da star tutto in un bicchiere.
C'era un ponte da traversare,
di giunchi, cosi leggero
che bastava un pensiero
brutto a farlo scricchiolare;
una luna nuova, sottile
che a guardarla gli occhi pungeva:
fosse caduta nel fienile
come un ago si perdeva.
C'era un angelo così zitto
che gli sentivo battere il cuore.
Camminava, coglieva un fiore,
lo sfogliava sul suo tragitto.
E nel mezzo di quella pace
una casa come un presepe:
la finestra, una brace,
tre rametti, la siepe.
Casi il mondo era bello,
né meno, né più
di come lo vede lassù
oltre la nube, l'uccello.
Da Innocenza
Il Poeta finge di aver visto in sogno alcuni elementi del paesaggio ridotti a proporzioni cosi minuscole da dare l'impressione di un qualche cosa di irreale e nello stesso tempo di così attraente da giustificarvi la presenza di quell'angelo nell'atto di spargere coi petali di un fiore la via. Eppure non meno minuscolo, non meno attraente di quello del sogno deve presentarsi lo stesso paesaggio all'uccellino quando lo contempla dall'alto delle nubi.
