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Ti devo dire addio
di Raffaele Carlino

Siamo quasi alla fine di marzo, le giornate cominciano ad essere più calde a Marsala, come in tutta la parte occidentale della Sicilia, dove di tanto in tanto lo scirocco con le sue folate improvvise e calde riempie l'aria con il polline dei variopinti fiori e con la polvere sollevata dalle stradine sterrate delle sue contrade. E' una giornata lavorativa come tante per me. Mentre sto ritornando dalla Zona Operativa (contrada Timpone) verso la Zona Logistica (Stagnone), dove vivo, mi tormenta un solo grande pensiero: tra qualche ora dovrò incontrarmi con Sara per parlarle di noi due della nostra affettuosa amicizia e della sua, quasi certa, fine. Perché sono giunto a tale conclusione, perché? La conobbi per caso nei primi giorni di novembre - quando, spinto da alcuni colleghi ad uscire, dopo il mio trasferimento a Marsala, dopo tanti giorni di forzata clausura presso lo Stagnone - durante una di quelle belle feste danzanti organizzate presso “Villa Favorita”, un'antica villa signorile adattata per particolari ricorrenze e feste. Non avevo molta voglia di uscire quella sera e, a dire il vero, non ero nemmeno preparato a partecipare a quella festa dove si poteva intervenire solo in giacca e cravatta. Un mio collega, più o meno della mia taglia, mi prestò un suo vestito e così giunsi in quel bel locale dove la parte più benestante della società Marsalese spesso si incontrava. I miei colleghi avevano già le loro conoscenze consolidate e, pertanto, subito si inserirono nel bel mezzo della festa; al contrario, Io mi aggiravo nella sala incantato ad ammirare la sua bellezza, i suoi addobbi e la voglia di divertirsi dei presenti. Attratto da uno shake che stavano suonando i “Gens” mi lanciai nella mischia dei ballerini amici dei miei colleghi e là vicino a me c'era lei. Non fu proprio un caso, la sua bellezza mi aveva attratto come un fiore variopinto attrae le farfalle e le api. Sara era bella, con un fisico da modella, alta, bionda, con gli occhi azzurri ed un carattere gioviale. Casualmente abbiamo iniziato a chiacchierare del più e del meno e delle nostre vite, mentre ci contorcevano al ritmo sfrenato della musica. Era una professoressa di lingue che aveva iniziato la sua carriera di docente a Pordenone dove aveva conosciuto un suo collega che proveniva dal mio paese d'origine. Bastò questa legame indiretto per dare inizio ad una simpatia reciproca che gradualmente diventò la nostra affettuosa amicizia. A volte non si crede al destino ma da quel momento la mia permanenza a Marsala fu più gradevole e piacevole. Con il passare dei giorni crebbe, in modo graduale, un forte desiderio di rivederla: purtroppo non sapevo come rintracciarla. Una sera, mentre giravo senza una meta per le strade della città, la incrociai e mi lampeggiò come per farsi seguire. Così feci ma, poiché ero ancora poco pratico delle strade della città, la persi di vista. Lei, però, riferì l'evento ad un mio collega suo compagno di studi che mi fece intendere, laddove ce ne fosse stato ancora bisogno, che Sara provava molta simpatia per me. Ci incontrammo qualche giorno dopo, sempre con gli amici del suo gruppo, che comprendeva anche il fratello, in piazza della Repubblica di fronte alla Cattedrale di Marsala. A quei tempi ed, in particolare, in quei luoghi una donna di quasi trent'anni non era libera di avere un normale rapporto sentimentale con un uomo e spesso aveva paura di stare con lui anche per una innocente e semplice passeggiata. Il tempo trascorreva molto piacevolmente con lei anche con i limiti che la situazione locale imponeva; in me cresceva sempre di più il desiderio di parlarle e di vederla ogni giorno. Dolce e cara Sara, come posso dimenticare che, durante le serate trascorse in allegria a casa tua, mi chiamavi di nascosto con la tua amica del cuore, Rosalba, e ci dicevi:” Venite a prendere un caffè”. Poi aggiungevi: “Il caffè lo preparo solo per le persone a me più care”. Mi sentivo importante. Una volta, ricordo, dovevamo andare ad una festa insieme e per l'occasione doveva comperare un nuovo vestito. Mi chiese di andare con lei a Trapani presso un “atelier” di moda per aiutarla a scegliere il vestito. Ogni volta che ne indossava uno nuovo, le dicevo che andava bene. Alla fine decise da sola e scelse un bel vestito rosso che le calzava a meraviglia. A dire il vero qualunque cosa indossasse, veniva esaltata dal suo fisico armonioso. Come non ricordare il suo modo di parlare il dialetto Marsalese che tanto mi aiutò molto a comprendere la parlata locale. Era una parlata giocosa e tutti ne facevano uso anche le persone di elevata cultura, ma parlato da lei sembrava una avvincente poesia piena di fascinoso ritmo. Un neo, che non voleva sparire, turbava questo mio idilliaco rapporto: avevo ancora in essere un rapporto sentimentale con una ragazza che viveva in una città vicino Roma. Spesso litigavamo e avrei voluto chiudere la nostra relazione ma non ci riuscivo per due motivi: la sua insistenza e l'età di Sara. Sara aveva quasi dieci anni più di me. Non si notava molto la differenza, lei però a volte scherzava sulla sua età – non mi aveva mai nascosti i suoi anni - quasi a saggiare i miei sentimenti e la mia reazione. La sua preoccupazione era poi quello che poteva pensare la gente – in particolare la sua famiglia – di tale rapporto. Voleva mantenere nascosto il nostro affettuoso amore, anche se i più attenti del nostro gruppo di amici non ci misero molto a capire il nostro legame. Il fratello, poi, faceva finta di non vedere o forse Sara, essendo più grande, si era imposta nei suoi confronti invitandolo a chiudere un occhio se non tutti e due. Perché mi si stringe il cuore e non vorrei incontrarti nella libreria dove, per non dare nell'occhio, purtroppo tra poco ci incontreremo? Perché immagino già di aver paura di guardare i tuoi begli occhi e il solo pensiero che la nostra vita cambierà subito dopo mi fa star male? Perché ti amo e ti devo lasciare per non avere la forza di oppormi alle insistenze dell'altra e ai preconcetti della società? Perché non sei neanche tu pronta ad affrontarli? Spero tanto che tu non venga. Dentro di me, però, so che il destino ha già deciso per noi, l'ha deciso quando ci ha fatti nascere. Ci ha fatti incontrare solo per divertirsi un po', per illuderci e poi abbandonarci ad un'esistenza che non ci vedrà mai pienamente felici. Rimpiangerò per sempre di non aver potuto condividere la mia esistenza con la tua. Sono già entrato nella libreria e sto girando tra gli scaffali ricolmi di libri mostrando un esteriore interesse per gli stessi, ma il mio pensiero sa che stai per arrivare. Eccoti, spuntare da dietro alla porta; sei bella come al solito anche se nei tuoi occhi, da lontano, vi scorgo un senso di tristezza insolita. Lo so che immagini quello che sto per dirti. Ora sei davanti a me e il tuo sguardo dolce e affabile mi confonde. Cerco di dirti quello che mi sono ripetuto varie volte da stamattina, ma l'emozione è forte e riesco solo a farfugliare: “Sara, sto per andare.....a Roma, lo sai il perché?” Sara abbassa la testa per annuire, mentre Io continuando a parlare a tratti, le dico: “Non so come andranno le cose con l'altra. Sappi...sappi però che il mio cuore in questo momento sta sanguinando per quello che ti sto dicendo”. Mi riprendo leggermente e, facendo uno sforzo immane, aggiungo: “Qualunque cosa accadrà, sarai sempre nella mia mente e non smetterò mai di ricordare i tuoi occhi e il tuo sguardo amorevole”. Ero confuso e mi si spezzò l'ultima parola in gola Da parte sua nemmeno una parola. I suoi occhi si abbassano come per nascondere le due piccole lacrime che lentamente stanno solcando il suo bel viso. Mi porgi la tua mano per un ultimo saluto con la testa girata dall'altra parte per non mostrarmi il tuo dolore. Ti trattengo per un attimo, un solo attimo che a me è sembrato durare un'eternità: ho sentito il tuo amore e l'ho ricambiato. Si è richiusa la porta della libreria e non so se ho sognato di averti incontrato o se non sei ancora venuta all'appuntamento. Esco fuori, è quasi l'imbrunire, il cielo si è annuvolato e lo scirocco lo ha riempito di polvere, rendendolo grigio e uggioso. Mi avvio lentamente verso la mia automobile: non vedo più la stessa città.