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Poesia di Michele Gentile Il figlio della luna

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Poesia di Michele Gentile
Il figlio della luna

Riemergo dal silenzio

dei giorni a venire

come Atlantide dagli abissi

con quelle verità

che vi possono guarire.

Idolatro il sentiero

che mi scelse da bambino,

le sue ferite ancora aperte

l'inchiostro sulla pelle,

l'amaro in gola

per infettarmi il sangue

con la rabbia della parola.

Il passo è lento ma

non conosce riposo.  

Si muove nel vento

feroce, vigoroso.

Lascia impronte profonde

sul mare in tempesta

sono isole feconde

che coltivo nella testa.

Mille volte sono crollato

scosso da una lacrima,

mille volte mi sono rialzato

con indosso quella lacrima,

ogni giorno più forte e disperato di ieri

un misantropo Pierrot che resta ancora in piedi.

E oggi che l'età si compie

oltre il corso della vita mia

non c'è ragione

che io cambi idea

sulla malinconia.

Nessuna obbedienza, nessuna pietà

per chi non dimora la poesia,

nessuna alleanza, nessun aldilà

per chi vuole vietare la fantasia.

Io sono il perdono

che non merita questa realtà

sono la grazia

che non è concessa

a sua maestà.

Sono la tua preghiera

sono la mia bandiera,

sono uno che non ha paura

sono solo un poeta,

il figlio della luna.

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