Poesia di Eugenio Zoppis - La Riconoscenza
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Poesia di Eugenio Zoppis
La riconoscenza 

Sai chi è defunto? Quello ricco,

Un bon omo, anzi te dico era tirchio e prepotente.

Ma era un ormo, lo zimbello de la ggente,

e sapessi quanti l’hanno fatto micco.

La sora Assunta che lo sopportava, se dice

Come ‘na santa, ha fatto caccià er sugo a su marito.

Nun je mancava gnente e nun moveva un dito,

E a casa l’ha messo anche in cornice.

Così parleno, e finacchè nun l’hanno seppellito,

Tutti so’ inconsolabbili, speciarmente chi c’ha rimesso er posto

e a chi je dava i sordi.  Chi c’ha li buffi, piuttosto

ride da sé, e l’antra fa i conti de quanto j’ha lasciato.

Così la riconoscenza, per chi nun lo sapesse,

è come er rispetto pe’ li morti:

se je voi bbene oppure te li scordi

in fonno è ‘na questione de interesse.

 

Nota 1: ormo (l’olmo, nel gioco della passatella), indicava una vittima ingenua di un raggiro

Nota 2: La "sora Assunta" è un nome di fantasia, collegato ad una poesia del Belli: Pe la Madonna de l’Assunta

“Senza cudrini gnisun chierichetto dice “dograzzia” e gnisun ceco canta.”

Nota 3: il riferimento per questa poesia è l'Accompagno di Trilussa, ma le conclusioni sono diverse.

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