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maschere colorate

Poesia per Carnevale
di Tito Marrone
Dialogo di giovedì grasso

Marchesa, permette?
Forse è incomoda l'ora...
Ma come? Siete
voi caro abate.
Coraggio: avanti.
se mi presento senza

parrucca e senza guanti?
Oh, confidiamo ancora
nella vostra clemenza!
Ma venite in cattivo punto. - In cattivo punto?
Prendetevi una sedia.
Grazie. La cerco...
senza trovarla. Quel maledettissimo
padron di casa è un pezzo che gioca la commedia
di lasciarrni così. - Rimango in piedi,
dal mattino alla sera, dalla sera al mattino,
adorator perpetuo della vostra bellezza!

Voi siete la fenice degli abati galanti
Per carità marchesa:
senza la mia parrucca e senza i guanti...
Oh non è nulla! Io stessa
sono fuori di me,
caro abate, perché...
Ma, prima:
vi ricordate l'abito
pompadour, che di Francia
mi recò mio marito
centotrent'anni fa,
che indossai l'ultima
volta al ballo dogale? - Mi ricordo
che quella sera volli baciarvi sulla guancia
(tanto eravate bella!)
e fui percosso dal ventaglino di madreperla.
Ricordate anche troppo.
Or quella veste e quel ventaglio miniato
quando per economia
venni ad abitar qui, li lasciai nella mia
dimora, alla Ca' d'oro,
chiusi dentro un armadio intarsiato,
accanto a' bei gioielli
lasciatimi in eredità dai Loredano...
Poco fa, prima
che voi foste venuto,
colpita dallo strano
rumore della via,
schiudo la gelosia,
mi affaccio... e vedo
una maschera a braccetto
d'un abatino buffo e svenevole,
vestita con la bella mia veste pompadour!
Marchesa l'avventura
non è molto piacevole;
ma se vi dicessi che quell' abatino
portava la mia bella parrucca incipriata?
Davvero? - Certo. La riconobbi
quando mi urtò, passandomi vicino
con la sua goffa dama imbellettata...
Oggi le maschere
vanno a spasso:
mi dicono che sia giovedì grasso.
I vivi si divertono, e i morti si dan pace.
Abate mio... - Marchesa?
Non m'offrite una presa
del vostro buon tabacco d'un tempo? - Mi dispiace,
ma ho dato via
la tabacchiera. Faccio economia...

Roma. 1 aprile 1905

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