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 Poesia di Auro D'Alba
Rime de l'autunno

Questi viali dove spargo il mio
buon sangue, sorellina, ò già percorsi;
questa fonte bevvi a lenti sorsi
specchiandomi nel vago tremolio.

Quest'agave, sorella, ò già odorato
voluttà, sì come odoro i bianchi

ceri del tempio, quando sono stanchi
per aver tuttb il gìorno lacrimato.

E seppi ancora i mille incantamenti
de le cose morenti e de le morte.
mi aprì già il sole Lutte le sue porte
e la lunà l'impero degli argenti.

Questi salici, questi derelitti
salici, senza ormai lacrime più,
mi furono compagni, e il buon Gesù
che ci guarda co' suoi grandi occhi afflitti.

Un giorno ebbe una lampada votiva
ne la chiesola adesso diroccata,
e una lunga preghiera gli ò cantata
quando sèntivo il cuor che mi moriva.

Sorella, piangi? Forse ti fa male
il mio male? Ti prende la tristezza
de l'autunno? La nostra tenerezza,
o dimmi non è uguale, non è uguale?

Forse ti prende la malinconia
dei ricordi? Ripensi forse al dolce
passato? Dimmi, il tuo dolor non molce,
amica, la mia buona compagnia?

Vano è il ricordo!... Tutto è morto, tutto
dovea morire con le moriture
cose. Le nostre giovinezze pure
glorifichiamo in un sereno lutto.

Ecco, avanza la nostra ultima sera,
e il crepuscolo fa da trovadore;
su, stringiamoci cuore sopra a cuore
sognando una lontana Primavera.

da Lumí d'argento

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