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    Poeti Emergenti
    Poesia di Tony Basili
    La scuola

     

    25

    La scuola dei francesi è d’otto ore

    Tanto alla formazione  si concede

    Da quei che domani con  vigore

    Dovranno guadagnare una mercede.

    Tanto impegno mostrano ed amore,

    E non per il  solo fine, c’è un’altra fede,

    Che rispetto alla nostra fa stupore

    Se per imparar sei portato in braccio

    Ma poi non sai far niente, poveraccio..

    E’ tanto il vezzo ormai della cultura,

    Che a insegnar c’è il tribolo e l’errore

    E la meta è la demagogica  ignoranza.

    Tanta vanità fa da informatore

    A disgregar tutto quel che avanza

    Delle virtù antiche,solo iattanza,

    Illusione inutile, grottesca credenza

    Che basti aver del dotto la sembianza.

    Povero ragazzo, come sei conciato,

    Zeppo di nomi, date e ricorrenze,

    Cosa  val d’aver tanto studiato

    Se non hai previsto poi le conseguenze,

    E non hai l’occhio per veder il tuo stato,

    Un impegno che sostanzi le apparenze?

    Se non sai che il titolo ha somma zero,

    Se d’aria fritta conci il tuo pensiero,

    Stai attento, non essere più cieco,

    A ciò che si fa non lontano oltre i  monti,

    Ove a lavorar s’insegna senza spreco,

    Ed i maestri aprono gli orizzonti

    Che  s’adattin senza falsar l’ego,

    Per non sfornar diplomi per dei tonti,

    Come tanti della nostra scuola,

    Che non sanno cosa sia una carriola.

    E se con i differenziali, con fatica,

    Penasti, dalle prime ore del mattino,

    O con l’arte dei sofisti, quella antica,

    O per l’equazioni a tre, da babuino,

    Ponesti il tuo cercello tra l’ortica

    E dicesti afflitto:“è un gran casino!”

    Per far quadrar la vita, finirai,

    Con questa scuola certo poco avrai.

    Se il corpo avesse un capo sincero

    Le membra le vorrebbe ben robuste,

    Braccia forti, su gambe da guerriero,

    E donne per fare figli, non sol lustre,

    Di seni sodi e dentro un cuor altero.

    Paion relitti alcuni e l’altre frustre

    Un viver al dì, senz’ombra di mistero,

    E non conviene sprecar altro pensiero.

    8/93

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