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Poeti Emergenti
Poesia di Tony Basili
COEFORE




Or fugge Oreste inseguito dalle furie

E vaga per cento vie disperato,

Ma senza fine sono le ingiurie

Dell’ Erinni, che gli tendono agguato,

E timido va supplice ad Apollo

Ché l’omicidio da lui fu ordinato

“ Di quel che hai fatto, Oreste, io m’accollo,

La responsabilità, e senza pena

sei, ché è vana e indenne n’avrai il collo.”

Ma nel giudizio infine è la catena,

E d’ogni colpa potrà esser prosciolto

Sol se a subir andrà quello d’Atena;

Ma stia tranquillo ché ne sarà assolto,

Ché la dea stessa sosterrà la difesa.

Nel tempio tutto il popolo è raccolto,

Per assistere curioso alla contesa

E le  prime a parlar, mal trattenute,

Son le Erinni, che gridan di quale offesa

Quei si macchiasse, contro lor tenute,

A tutelar i vincoli di sangue,

Di cui son vindici riconosciute,

violati da Oreste che ora ne langue

Ed affranto supplica devoto

Al cospetto della dea come un angue

In atto di subir a terra· immoto

La pena per aver suo padre vendicato

Che di ritorno da Troia, com'è ben noto,

Con frode dalla moglie fu sgozzato.

Pagarne dovea il fio Clitennestra

Del duplice delitto sì efferato

A danno di quell’uom di quella destra

nuocendo al nodo da Giove sancito,

Per tutelar del popolo l’unione

E per aver poi il padre a lui rapito.

Perciò il dio m’impose la missione

D’uccidere la moglie che avea reciso

Il vincolo di fé della sacra unione

E non avrei avuto pace se ucciso

Non avessi lei che il nunzial pegno

Avea col suo amante di sangue intriso.

Ma le Erinni non placano lo sdegno

 perciò interviene Apollo con destrezza

Col dire che solo nel cielo è il segno

Dell’uomo e il suo seme senza incertezza

Trova nella donna l'aveo come un mare

Che con la sua guaina rosea carezza

L’uovo che è destinata a conservare.

Ed il padre Giove stesso è vindice

Del torbido danno al fatale andare

Del viver che nell’uomo ha la radice

E a difendere il vincolo è sovrano.

"Cedano perciò le Erinni all’infelice

Che così agendo quel legame umano

Garantì ché il ciel primo ne cura

Né vuol quel che si fé, ma è pur vano

rimpianger lei per tal delitto impura.

Vuolsi così colà, dove si pote

Ciò che si vuole e non è vostra cura.

Siate paghe del ciel che vuole vuote

Le pene di quei che da tal giudizio

Fu ispirato a seguir le sacre note.

Lasciate Oreste indenne da supplizio!

Ché ogni cosa si compia per un fine

E la mente ch'è lassù ne sa il confine."





12.3.2000

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