Login

https://www.poesie.reportonline.it/poesie-di-antonio-basili/luomo-di-a-de-lamartine-traduzione-ultima-parte.html
Accedi
  • Registrati
  • /lost-user-name.htmlNome utente dimenticato?/password-dimenticata.htmlPassword dimenticata?aHR0cHM6Ly93d3cucG9lc2llLnJlcG9ydG9ubGluZS5pdC9wb2VzaWUtZGktYW50b25pby1iYXNpbGkvbHVvbW8tZGktYS1kZS1sYW1hcnRpbmUtdHJhZHV6aW9uZS11bHRpbWEtcGFydGUuaHRtbA==
    it-IT
    Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
     

     Disgrazia a chi dal fondo dell’esilio della vita

    Sente questi concerti di un mondo che invidia,

    Del nettare ideale appena gustato, 

    Ché la natura ripugna la realtà!

    Ella si slancia in sogno nel seno del possibile,

    Il reale è stretto, il possibile è immenso,

    Con i suoi desideri l’anima vi si costruisce un soggiorno

    Dove giunge talora la scienza e l’amore,

    L’uomo sempre assetato di tanto in tanto si disseta

    E di sogni così belli inebria il suo sogno

    Non  riconoscendosi più al momento del risveglio.

     

    Infelice! La tua sorte è tale e quale al mio destino.

    Ho vuotato come te la coppa avvelenata,

    I miei occhi chiusi come i tuoi  si sono aperti

    Ho cercato invano la voce dell’universo.

    La sua causa ho ricercato in  tutta la natura

    Ho domandato il suo fine a ogni creatura

    E il mio sguardo è precipitato in un abisso senza fondo

    Dall’atomo al sole ho interrogato tutto

    Ho preceduto il tempo ho risalito le età.

    Ho perfino attraversato  i mari per ascoltare i saggi

    Ma il mondo è un libro chiuso per l’orgoglio!

    Perfino nel divinare il mondo inanimato

    Rifugiandomi con l’animo in seno alla natura

    Ho creduto di trovare un senso a questa lingua oscura.

    Ho studiato la legge del moto dei cieli

    Newton guidò i miei occhi per i brillanti deserti

    Meditai sulla cenere degli empirei distrutti :

    Roma m’ha visto scendere nelle sue sacre tombe

    Scuotendo con mani le più sante i freddi riposi

    E sulle mani  ho pesato la cenere degli eroi.

    Andavo a ricercare  tra la loro vana polvere

    Questa immortalità che ogni mortale desidera! 

    Ma come?  Sospeso sul letto dei morenti

    Il mio sguardo la cercava negli occhi spiranti

    Sulle sommità annerite da eterne nuvole

    Sulle onde spezzate da eterni uragani

    Invocavo sfidavo l’urto degli elementi.

    Simile alla Sibilla nelle sue escandescenze

    Ho creduto che la natura nei suoi rari spettacoli

    Lasciasse cadere per noi qualcuno dei suoi oracoli

    Mi piaceva infilarmi in queste scure orridezze

    Inutilmente nella sua calma inutilmente nei suoi furori

    Inseguendo  questo gran segreto senza poterlo sorprendere

    Dappertutto ho visto Dio senza mai comprenderlo

    Il bene ho visto  e il male senza scelta e senza disegno

    Cadere come sfuggito a caso dal suo seno;

    Nell’universo i miei occhi non hanno visto che un grande può essere

    E la mia voce spezzandosi contro questo cielo di bronzo

    Non ha avuto l’onore di arrestare il destino.

    Ma un giorno che immerso nel mio proprio infortunio

    Avevo stancato il cielo con un importuno lamento

    Un chiarore disceso dall’alto sul mio seno

    Mi spinse a benedire  quel che avevo maledetto

    E cedendo senza combattere al soffio che m’ispira

    Questo inno della ragione fluì dalla mia lira.

     

    Gloria a te nel tempo e nell’eternità

    Eterna ragione suprema volontà

    Tu di cui l’immensità riconosce la presenza

    Tu di cui ogni mattino annuncia l’esistenza

    Il tuo soffio creatore s’è abbassato su di me

    Quello che non era è apparso davanti a te.

    Ho riconosciuto la tua voce prima di conoscermi

    Mi sono sollevato fino alle porte dell’essere:

    Eccomi! Ma che cosa sono io un atomo pensante

    Chi può tra noi due misurare la distanza?

    Io che respiro in te la mia rapida esistenza

    All’insaputa di me stesso formato a tuo piacere

    Che mi dovevi Signore quando non fossi nato?

    Niente prima e niente dopo: gloria al fine supremo:

    Chi trasse tutto da se deve tutto a se stesso!

    Gioisci grande artigiano dell’opera della tua mano:

    Io sono per adempiere i tuoi ordini sovrani

    Disponi ordina ed io eseguo; nei tempi nello spazio

    Indicami la tua gloria e il mio giorno è il mio posto

    Il mio essere senza lamentarsi senza interrogarti

    Spontaneamente  in silenzio corre a schierarsi.  

    Come questi globi d’oro che nei campi del vuoto

    Disegnano con amore la tua ombra che li guida

    Annegato nella luce o perduto nella notte 

    Io andrò come loro dove il tuo dito mi conduce

    Sia se scelto da te per schiarire i mondi

    Riflettendo su loro il fuoco di cui m’inondi,

    Ove mi lascio attorniare da schiavi radiosi

    E d’un passo scavalchi tutto l’abisso dei cieli

    Sia che stando lontano molto lontano dalla tua vista

    Tu non faccia di me creatura sconosciuta

    Come  un atomo dimenticato ai confini del nulla

    O che un grano di polvere portato via dal vento

    Entusiasta della mia sorte che è opera tua,

    Vada dappertutto, a rendere lo stesso omaggio

    E con eguale amore segua la mia legge.

    Fino agli estremi del nulla mormorerò:gloria a te!   

     

    Né se alto, né se basso semplice figlio della terra

    La mia sorte è un problema e la mia fine un mistero

    Ché nella via oscura dove il tuo dito lo conduce

    Riflette da un lato i bagliori eterni

    E dall’altro è immerso nelle ombre mortali.

    L’uomo è il punto fatale dove i due infiniti

    Per la totale potenza sono stati riuniti.

    A tutt’altro grado, meno infelice può essere,

    Fossi stato…ma io sono quel che dovevo essere

    E adoro senza conoscerla la tua suprema ragione.

    Gloria a te che m’hai fatto. Quel che tu fai è bene!

     

    “Frattanto oppresso dal peso della mia catena

    Dal nulla alla tomba l’infelicità mi trascina.

    Cammino nella notte per un sentiero cattivo

    Ignorando da dove vengo, e dove vado

    E a stento ricordo la mia trascorsa giovinezza

    Come acqua di torrente d’ una sorgente intorpidita.

    Gloria a te! Dalla nascita l’infelicità mi ha scelto

    Come un balocco vivente, la tua mano m’ha scelto!

    Ho mangiato piangendo il pane della miseria

    E tu m’hai dissetato con l’acque della tua collera.

    Gloria a te! Ho gridato e tu non hai risposto

    Ho gettato sulla terra uno sguardo confuso

    Ho cercato nel cielo il giorno della tua giustizia

    Ed è venuto, Signore, è per il mio supplizio!

    Gloria a te! L’innocenza è colpevole ai tuoi occhi.

    Un solo essere ora mi resta sotto i cieli 

    Tu proprio dei nostri giorni avevi mescolato la trama

    La sua vita era la mia vita, la sua anima la mia anima

    Come un frutto ancora verde staccato dal ramo

    Io l’ho visto nel mio seno strappato prima del tempo.

     

    Commenti

    Potrebbero interessarti