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Poesia di Alberto Nicola Giulini

Moglie mia, a lungo ti attesi

dall'Estremadura. Però alla fine sei giunta

a salvarmi  in extremis (non so se esattamente la vita

o soltanto una delle tante pellacce). Ti ho mostrato i denti

che cattivi odontoiatri avevano

sbagliato a cavarmi.

Ma tu, ineffabile hai preteso il possesso della bocca  -

senz'artigli era il tuo nido di quaglia -

così sùbito mi son trovato

rapito in lunghi morbidi amplessi - mondàti da sé

dal peccato originale;  

 un susseguirsi di altari fusi come burro

sul Fosforo di luna.

Quando "per caso" sei rimasta incinta

i miei parenti e pure i conoscenti 

(che allora erano davvero tanti)

non avrebbero mai immaginato

che un ufo come me

potesse (anche) diventare

un padre come tutti.