Canto del Kalevala
Le genti di Kaleva rapiscono il Sampo
Essa il Sampo avida prese
con il dito senza nome;
scagliò il Sampo dentro l'acqua
col coperchio variopinto,
lo scagliò dai rossi bordi
dentro il mar dall'acqua azzurra:
andò in pezzi colà il Sampo,
in frantumi il bel coperchio,
sprofondaron quei frantumi
e quei gran pezzi del Sampo
attraverso l'acque calme,
sopra la fanghiglia nera:
furon d'Ahto le ricchezze,
i tesori dei suoi figli:
e per questo, in ogni tempo,
finché splenda l'aurea luna,
non avrà penuria il mare
di ricchezze e di tesori.
Ma rimaser dei pezzetti,
delle schegge piu piccine
sopra il mar dal dorso azzurro,
sopra l'onde ampiodistese,
perché il vento se le culli
e le muova su e giu l'onda.
Le cullò difatti il vento
e l'ondata le sospinse
sopra il mar dal dorso azzurro,
sopra l'onde ampiodistese:
le buttò sul lido il vento,
sulla spiaggia la risacca.
il verace Vainamoinen
vide come quell'ondata,
come il flutto ribollente
respingeva sulla spiaggia
quei pezzetti del gran Sampo,
quei frammenti del coperchio.
Ne senti grande allegrezza,
così disse, parlò allora:
« Spunteran da questo i semi,
di fortuna eterna inizio
e l'arare e il seminare
ed il crescer d'ogni sorta
e per lui raggiar di luna,
splender sole di letizia,
sulle terre, sopra gli ampi
di Suomi dolci campi ». (...)
Il verace Vainamoinen
quando a terra fu disceso,
ritrovò del Sampo i pezzi,
i frammenti del coperchio
lungo la spiaggia del mare,
nella molle sabbia fine.
E del Sampo mise i pezzi,
i frammenti del coperchio
sulla punta tenebrosa
di quell'isola nebbiosa
affinché da loro cresca
e poi florido maturi
l'orzo che si muta in birra
e la segale del pane.
Ed il vecchio V'ciinamoinen
disse allor queste parole:
« Dio Creatore, ci concedi
che felici noi viviamo,
lieti giorni trascorriamo,
onorati che moriamo
nel bel suolo di Suomi,
'in Carelia nostra dolce
Ci proteggi con tua forza
e grazioso ci riguarda
dalle insidie dei nemici,
dagli intrighi delle donne;
i maligni spiriti della
terra struggi tu, e dell'acqua
Presso il fianco de' tuoi figli,
sempre pronto a lor aiuto,
lor sostegno nelle notti
e di giorno lor custode;
ché non splenda ostile il sole
né la luna ostile brilli,
ché non soffi ostile il vento
né la pioggia ostile cada;
non ci geli il freddo mai,
non ci assalga la tempesta
Fa' di ferro un'alta siepe
e di pietra un muro innalza,
a' miei beni tutto intorno,
a' due lati di mia gente;
che da terra tocchi il cielo
e dal cielo scenda a terra,
per mia sede prediletta,
per mio solido riparo,
ché il maligno non mi mangi,
non mi guasti le mie messi,
finché questa vita duri, .
finché l'aurea luna splenda ».
Le genti di Kaleva rapiscono il Sampo
Nonostante il primo rifiuto della fanciulla, llmarinen riesce poi ad averla in isposa e la conduce con sé nella terra di Kaleva; ma la sua gioia è breve perché la fanciulla presto muore e invano llmarinen supplica Louhi di concedergli in isposa un'altra delle sue belle figlie. Ella non vuole e non vuole nemmeno restituire il Sampo che llmarinen aveva costruito per lei. Vainamoinen allora, armata una nave, si reca a Pohja e propone a Louhi di dividere il Sampo tra la gente di Pohja e la gente di Kaleva.
Ma ancora la maga rifiuta, per cui Viiiniimjjinen decide di rapirlo. Si siede tenendo tra le ginocchia la sua lira e intona un canto magico.
Tutti Corrono ad ascoltarlo e su tutti egli fa scendere il sonno; il Sampo può cosl essere rapito e la gente di Kaleva riprende veloce la sua corsa
in mare sulla via del ritorno.
Nel terzo giorno soltanto, svegliata dalla cicogna, Louhi si accorge del rapimento e, messa in mare una barca con mille armati, raggiunge i rapitori. Avviene la battaglia, accompagnata da molte vicende, opere di magia. Finalmente Louhi, trasformatasi in aquila, riesce ad afferrare il Sampo, ma esso cade neI mare e si spezza.
Lotta fra popoli; ma quanto diversa da quelle descritte da Omero!
Gli eroi del Kalevla non sono uomini dalle grandi passioni, dalla forza invincibile, dall'animo intrepido; sono eroi per la loro parola che incanta, per il loro pensiero che, quasi per magia, trasforma gli esseri viventi, siano essi gli uomini o la natura; non è la forza fisica dell'uomo o quella delle armi che prevale, ma è la forza dello spirito, della parola creatrice.
Non con i colpi della sua spada, ma con il fascino del suo canto il vecchio Vainamoinen vince la gente di Pohja, ché nulla resiste al fascino magico di quel canto: accorrono le belve dal profondo delle foreste, salgono i pesci dai gorghi del mare, tacciono gli uccelli, ascoltando si chinano gli alberi.
Nella preghiera del vecchio Vainamoinen si trova l'amore per la terra nativa, che supera ogni altro sentimento, il desiderio ardente che essa prosperi e sia felice.
Per che altro, infatti, la gente di Kaleva avrebbe tanto lottato per impadronirsi del Sampo? Si trova anche l'anima mite e ingenua di un popolo semplice e laborioso, che chiede soltanto che non vengano le tempeste e non vengano i ladroni a distruggere o a predare quello che gli uomini hanno fatto nascere con le loro fatiche.
Canti del Kalevala, canti del popolo della finlandia, canto del popolo finnico.
