Canto del Kalevala
Il Sampo
Ilmarinen fabbro, quando
fu passato il terzo giorno,
curvò il capo, per vedere
dal disotto del braciere:
vide il Sampo ch'era nato,
il coperchio già formato.
Ilmarinen fabbro allora,
l'artigiano sempiterno,
fucinava, martellava
e picchiava allegramente:
con grand'arte fece il Sampo:
un mulino, la farina,
ed un altro sal versava,
e denaro un terzo dava.
Ilmarinen fabbro allora,
la ragazza richiedeva
.ed allor cosl diceva:
« Non mi date la fanciulla
or che il Sampo ho fabbricato
e il coperchio variegato?»
Ma la bella di Pohjola
prese allora a così dire:
« E chi mai, di qui ad un anno
e chi, nella terza estate
sveglierà gli augelli al canto,
il cuculo al suo richiamo,
s'io men' vado, fragoletta,
volgo il piede ad altre terre?
S'io sparissi, io la colomba,
mi perdessi, io l'anatrella,
se partissi, figlia cara,
me n'andassi, bacca rossa,
se ne andrebbe ogni cuculo,
sparirebbe ogni uccellino
dalle alture, dalle vette,
dal declivio della valle.
No, non so mai rinunziare
ai miei giorni giovanili,
alle mie care fatiche,
dell'estate alle faccende:
non ancor le bacche colsi,
non ancor cantai sul golfo,
non ancor girai pe' boschi
né giuocai per i boschetti ».
Ilmarinen fabbro allora,
l'artigiano sempiterno,
chino il capo, triste in core,
col cappuccio di traverso,
lungamente meditava,
dubitoso ripensava
come a casa sua tornare,
alle note sue contrade
dallo scuro di Pohjola,
dalle nebbie di Sariola.
,Di Pohjola la signora.
ad llmari fabbro disse:
«Perché sei di tristo umore,
col cappuccio di traverso?
pensi forse di tornare
alla tua prima dimora ?»
llmarinen fabbro disse:
« Là mi spinge il desiderio,
per morir nella mia patria,
invecchiar. nella mia terra».
Di Pohjola la signora
da mangiar gli diè, da bere:
nella barca poi lo mise
con un remo per timone:
pronunziò l'incantamento,
fe' soffiare forte il vento.
E così l'eterno fabbro
IlmarI, valente artlere,
viaggiò verso il suo paese,
al di là del mare azzurro:
vIaggio un giorno, viaggio un altro, , .
ma venuto il terzo giorno
giunse il fabbro a casa sua,
alla terra sua natale.
Il Sampo
Per quattro giorni l'abile fabbro lavorò con instancabile ardore nella fucina che egli aveva improvvisato presso una roccia variopinta.
Alla fine del primo giorno venne fuori dalla fiamma un arco d'oro, alla fine del secondo giorno una barca tutta rossa con la poppa ornata d'oro, alla fineel terzo un aratro.
Egli gettò tutto nel fuoco, e finalmente ecco il Sampo, l'oggetto prodigioso, datore di ricchezza e di prosperità: era una specie di mulino con tre ruote: da una usciva farina, dalla seconda sale, dalla terza monete d'oro.
Questo runo, che è tra i piu belli, celebra non tanto la miracolosa valentia di Ilmarinen e i poteri magici del Sampo che esce dalla sua fucina, ma celebra l'amore per la casa, l'amore per la mamma, l'amore per la propria terra, l'amore per il paesaggio familiare, l'amore per la giovinezza innocente e gioiosa che sgorga dal canto spontaneo della « bella di Pohjola », che non sa distaccarsi da tutto ciòbche le è caro e che fino ad allora ha formato il suo mondo.
