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Racconto di K. Jackson
Il gatto che andò a scuola

Lucio era un grosso gatto grigio. Giocava sempre con Marco e, quando Marco andava a scuola, avrebbe voluto andarci anche lui; ogni giorno, il grosso Lucio grigio sentiva il desiderio di accompagnare il suo padroncino. Una volta, infine, zitto e cauto, segui Marco e arrivò alla scuola.
Siccome era tanto grosso, pensò di dover entrare nella quinta classe, o almeno nella quarta; perciò sali le scale ed entrò nel corridoio.
L'insegnante della quinta però gli chiuse la porta in faccia.
L'insegnante di quarta disse: - C'è un gatto a scuola! Bene, il bidello penserà a mandarlo via - e chiuse la porta.
Cosi Lucio, indispettito, scese le scale e arrivò all'aula della prima classe; entrò, coda ritta e aria spavalda.
Tutti i bambini lo accolsero con esclamazioni di meraviglia e gridolini di gioia: un gatto a scuola non era cosa di tutti i giorni.
Di chi è questo gatto? - domandò la maestra sorridendo.
Mio -disse Marco, un po' orgoglioso e un po' imbarazzato. - Gli dico sempre che i gatti non devono venire a scuola, ma...
Ma è venuto ugualmente - disse la maestra, sorridendo sempre - e noi siamo lieti di averlo con noi, ma per oggi soltanto.
Marco era felice, e così gli altri bambini.
Nell'intervallo i bambini gli diedero un po' di latte e Lucio osservò tutto quello che essi facevano:
le aste, i disegni, i giochi con i cubetti. Quando scrissero e lessero la parola «g-a-t-t-o», Lucio prestò la massima attenzione e imparò egli pure. ...
Poi suonò il campanello e i bambini infilarono i cappotti e uscirono.
Lucio non aveva alcun cappotto da infilarè, perciò trotterellò accanto a Marco, coda ritta e aria spavalda, soddisfatto di essere finalmente stato davvero a scuola, proprio come Marco.

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