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formicazanzara
Racconto di Silvio Pellico
Formiche e zanzare

Vedendo sì di rado creature umane, diedi retta ad alcune formiche che venivano sulla mia finestra, e le cibai suntuosamente: quelle andavano a chiamare un esercito di compagne, e la finestra fu piena di siffatti animali. Diedi primamente retta ad un bel ragno che tappezzava una delle mie pareti.
Cibai questo
con moscerini e zanzare, e mi si amicò, sino a venirmi sul letto e sulla mano,
a prendere la preda dalle mie dita.
Fossero stati quelli i soli insetti che m'avessero visitato! Eravamo ancora in primavera, e già le zanzare si moltiplicavano, posso proprio dire, spaventosamente.
L'inverno era stato di una straordinaria dolcezza e, dopo pochi venti di
marzo, seguì il caldo.
E cosa indicibile, come s'infocò l'aria del covile ch'io
abitavo.
Situato a pretto mezzogiorno, sotto un tetto di piombo, e colle finestre
sul tetto di San Marco, pure di piombo, il cui riverbero era tremendo, io soffocava.
lo non aveva mai avuto idea d'un calore sì opprimente. A tanto
supplizio s'aggiungevano le zanzare in tal moltitudine, che per quanto io m'agitassi e ne struggessi, io n'ero coperto; il letto, il tavolino, la sedia, il suolo, le pareti, la volta, tutto n'era coperto, e l'ambiente ne conteneva infinite, sem-~
pre venienti per la finestra, e facenti un ronzio infernale.
Le punture di quegli animali sono dolorose, e quando se ne riceve da mattina a sera e da sera a
mattina, e si deve avere la perenne molestia di peniare a diminuire il numero, si soffre veramente assai e di corpo e di spirito.
Allorché, veduto simile flagello, ne conobbi la gravezza e non potei conseguire che mi mutassero di carcere, qualche tentativo di suicidio mi prese, e talvolta temei d'impazzire.
Ma, grazie al Cielo, erano smanie non durevoli, e la religione continuava a sostenermi.
Essa mi persuadeva che l'uomo deve patire e patire con forza, ma facea sentire una certa voluttà del dolore, la compiacenza di non soggiacere, di vincere tutto.
lo dicea: - Quanto più dura mi si fa la vita, tanto meno sarò atterrito, se, giovane come sono, mi vedrò condannato al supplizio. Senza questi patimenti preliminari sarei forse morto codardamente. E poi, ho io tali virtù da meritare felicità? Dove son esse?
Ed esaminandomi Con giusto rigore, non trovavo negli anni da me vissuti, se non pochi tratti alquanto plausibili: tutto il resto erano passioni stolte, idolatria, orgogliosa e falsa virtù.
Ebbene, concludeva io, soffri, indegno! Se gli uomini e le zanzare t'uccidessero anche per furore e senza averne diritto, riconoscili strumenti di giustizia divina, e taci!