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Racconto di Erasmo Sebastiano
Il Rifugio del cielo

Silvia era sempre stata molto legata al gruppo scout della parrocchia di S. Egidio perché vie era praticamente nata dentro grazie a papà Bernardo e a mamma Annalisa che vi facevano parte e se la portavano con loro in tutte le loro uscite. Così anche lei fu orgogliosa di intraprendere la “carriera” scout diventando coccinella appena compiuti gli otto anni e imparando a vivere le avventure nel Bosco insieme agli altri fratellini e sorelline, dove crescevano insieme condividendo gioie e difficoltà. E si divertiva moltissimo nella ricerca dei sette punti neri persi dal trisavolo di “Cocci” al tempo del diluvio universale, che la portava a fare un viaggio avventuroso pieno di incontri con tanti animali che vivono nel prato, nel bosco e nella montagna come la Formica Mi, la famiglia degli Scoiattoli, il serpente Scibà, l’aquila Arcanda e molti altri…

Poi, però, papà Bernardo volò in cielo e lei rimase sola con la mamma Annalisa e la nonna Teresa. Ma non lasciò il gruppo scout. Anzi, la sua vita nel gruppo e l’uso della divisa tradizionale le mantenevano sempre vivo il ricordo del papà che era fiero di indossarla in tutte le occasioni che gli si presentavano. Così anche Silvia, che non mancava mai agli appuntamenti parrocchiali e, soprattutto, ai raduni nazionali dove aveva la possibilità di condividere giornate indimenticabili insieme a tanti altri scouts. E fu così anche nel 1986.

Aveva sudato le proverbiali sette camicie per portare a termini gli esami di Medicina di quella sessione estiva e non le pareva vero di poter scappare via dal caldo asfissiante dell’estate romana per tuffarsi nel fresco dell’altopiano di Piani di Pezza. Fu un anno veramente memorabile per Silvia, quel 1986, non solo per la partecipazione a questa fantastica Route nazionale alla quale intervenne anche il papa Giovanni Paolo II che celebrò una Messa tutta per loro, ma anche soprattutto per il tesoro che trovò in quella occasione. “Un tesoro nel campo, un tesoro nel cielo /

chi lo cerca lo trova però /

un tesoro nascosto in un vaso di creta /

se lo trovi poi dammene un po'.”

– erano le parole del canto che risuonavano nel cielo dell’altopiano in quei giorni e lei lo trovò – il suo bellissimo tesoro – durante una pausa nel Rifugio del Lupo. Affollato come non mai, nel tentativo di arrivare al bancone del caffè se ne ritrovò uno bollente sulla camicia, rovesciatole addosso da un maldestro Rover che non sapeva più come giustificarsi. Accettate le scuse di Armando si innamorarono senza nemmeno accorgersene e il ritorno a Roma fu – per entrambi – l’inizio di una vita nuova, in due.

La nascita di Marcellino – e il conseguente “matrimonio riparatore” – interruppe solo momentaneamente i loro studi, che poterono continuare grazie all’aiuto della nonna Annalisa che badava al piccolo.

Stando in ospedale, Silvia non si faceva mancare occasione di fare qualche controllo di routine sulla sua salute e fu così anche in occasione di una mammografia che andò ad effettuare non appena sentì la presenza di qualcosa di anomalo nel suo seno. Aveva da pochi mesi smesso di allattare Marcellino, e pensava che fosse qualcosa in conseguenza di quella attività. Il responso, invece, fu quello temuto. Così, da dottoressa, Silvia si ritrovò ad essere paziente in cura. Ansie e speranze si accavallavano di continuo e il suo rifugio sereno rimaneva solo la sua famiglia e il piccolo Marcellino.

Nonostante tutti i tentativi, però, il male continuava ad avanzare e quando Marcellino compì il suo sesto compleanno, Silvia si rese conto che quello era l’ultimo che lei avrebbe festeggiato con il suo pargoletto. Solo questo pensiero la gettava nell’angoscia, di lasciarlo solo senza la sua mamma. Avrebbe voluto dirgli qualche cosa per prepararlo, ma cosa? Pregava, chiedeva aiuto al papà Bernardo in cielo, invocava lo Spirito Santo che la illuminasse e, finalmente, un giorno, trovò nel Vangelo l’ispirazione giusta.

Andò nella cameretta di Marcellino che stava facendo i suoi compiti di prima elementare e lui – subito, appena la sentì entrare – le mostrò orgoglioso il disegno che aveva appena finito di fare: «Guarda, mamma! Siamo noi al campo scout!»

«Bravissimo!» – rispose al figlio. E, cogliendo la palla al balzo, continuò: «Ora, però, devi farmene uno più bello.»

«E cosa devo disegnare?» – chiese Marcellino, ansioso di poter fare un disegno per la sua mamma.

E lei, indicando con le dita il disegno che le aveva appena mostrato, disse: «Vedi? Tu qui hai disegnato mamma e papà e tu che stiamo al campo scout e che stiamo camminando verso il Rifugio del Lupo. Ora invece desidero che tu mi fai un disegno con la mamma che vola in alto verso il Rifugio del Cielo!»

Marcellino rimase a guardarla, quasi stupito. Era una cosa nuova, che non aveva mai sentito dire prima dai suoi genitori: il Rifugio del Cielo. «E come si disegna questo rifugio?» – domandò.

E lei: «Si disegna prima di tutto il cielo, tutto azzurro e con le nuvole. Poi, sopra a tutto, si disegna il rifugio, tutto azzurro pure questo. E poi…» – - e qui dovette fermarsi un attimo per dominare quel groppo alla gola che avrebbe voluto farla singhiozzare e che le impediva di parlare. Poi continuò: «e poi qui, in basso disegni la tua mamma, vestita di bianco e con due belle ali, che vola in alto in alto verso il cielo, in direzione del rifugio».

Non sapeva nemmeno lei come le era riuscito di parlare mantenendosi serena mentre, dentro di lei, avrebbe voluto distruggere tutto il mondo al pensiero di quello che le stava per accadere. Ma fu Marcellino che, con la sua triste innocenza, la riportò alla realtà. «E io e papà? Non possiamo venire anche noi?»

«No! Debbo andare io sola. Voi potrete venire dopo.» ­ rispose lei, che ora doveva ribattere colpo a colpo alle domande insistenti di Marcellino che protestava al fatto che non lo portava insieme con lei. Fu in questo momento che le venne in aiuto il suo caro papà: «Vedi, Marcellino, anche quando è andato via in cielo nonno Bernardo io fui triste perché non mi portò insieme con lui e mi lasciò sola con nonna Annalisa. Ma lui se ne era andato via dicendomi che mi doveva andare a preparare un posto in cielo, nel rifugio, pronto per quando sarei potuta andare a trovarlo. E io ho sempre desiderato che quel giorno che lui mi sarebbe venuta a chiamare per portarmi al Rifugio del Cielo arrivasse presto. E…» ­ fece una pausa poi continuò a parlare mettendosi in posizione eretta e altera in modo da solennizzare quanto stava per dire, e disse: ­ «E proprio poco fa l’ho sentito che mi chiamava e mi diceva che ha quasi finito di preparare il posto per me al Rifugio e presto verrà a prendermi per portarmi dove sta lui.»

Il viso di Marcellino – ma anche quello di Silvia – erano rigati di lacrime, e lei se lo abbracciò al suo seno martoriato dalle operazioni, e continuò a parlargli nonostante le sue proteste: «E come nonno Bernardo è andato in cielo per preparare un posto per me, anche io, adesso, devo andare a preparare un posto in cielo per voi, per te e per papà Armando.»

«Te ne devi andare? Ma poi tornerai? E quando tornerai?» – le chiedeva tra i singhiozzi e le proteste. Poi, risoluto, disse: «Promettimi che tornerai!»

«Certo che te lo prometto!» – rispose lei, porgendogli il dito indice per suggellare la promessa. «Certo che te lo prometto! Non desidero altro che poter stare con te per sempre. E proprio per questo ora devo andare, per prepararti il posto più bello che posso trovare, tutto per te!»

Il giorno del funerale di Silvia cadde la Domenica in cui si celebrava l’Ascensione di Gesù. Seppure piccolo di età Marcellino, che era ormai un ometto di sei anni e che era stato ben preparato all’evento della morte della madre da lei stessa, sedeva nella prima fila dei banchi della chiesa di S Egidio in mezzo al papà Armando e alla nonna Annalisa. Guardava curioso tutto quello che accadeva attorno e poi guardava la bara ricoperta di fiori contenente il corpo della mamma volata in cielo il giorno prima.

A un certo punto Armando si alzò dal suo posto e Marcellino, istintivamente, tentò di trattenerlo per non farlo andare. Lo lasciò andare solo dopo che lui gli disse: «Vado a leggere la lettura e poi torno.» Marcellino, lo seguì con lo sguardo in ogni mossa che faceva: una carezza alla bara, l’inchino rivolto verso l’altare, il suo posizionamento sull’ambone e la sistemazione del microfono all’altezza della sua bocca. Poi cominciò a leggere: «Dagli Atti degli apostoli.» E Marcellino seguiva con attenzione quello che leggeva… parole che risuonavano nella sua testa e che gli ricordavano i discorsi che gli faceva la mamma in quegli ultimi giorni: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo».

Appena il papà ritornò al suo posto, Marcellino lo cominciò a tempestare di domande. «Anche Gesù è andato in cielo? Come mamma? E anche lui ha promesso di tornare? È già tornato? Ancora no? E quando torna? E quando torna mamma?»

Armando quasi non sapeva cosa rispondergli e gli venne fuori, bisbigliando per non disturbare la funzione che andava avanti: «Ascoltiamo don Giulio. Adesso ce lo dice lui!»

Don Giulio, che conosceva bene tutta la storia della famiglia di Bernardo che era stato suo amico d’infanzia, avendo assistito Silvia fino agli ultimi momenti della sua vita, fece un’omelia proprio adeguata a dare le risposte giuste a Marcellino, assetato di sapere. «Gesù è andato in cielo a prepararci un posto in Paradiso per ognuno di noi. Poi, però, ognuno di noi deve aiutare Gesù a preparare un posto per un altro. E come Bernardo andò in cielo a preparare il posto per Silvia, così ora Silvia è volata in cielo per aiutare Gesù a preparare altri posti. Per questo non dobbiamo piangerla, perché, anche se in cielo, lei sta sempre con noi, nel nostro cuore.»

A questo punto Marcellino intervenne dal banco: «Gesù ha promesso che tornerà?»

«Certo che tornerà. Ce lo ha promesso!» – rispose don Giulio, nella certezza della sua fede.

«E tornerà anche la mamma? Me lo ha promesso!» – chiese di nuovo Marcellino.

«Se te lo ha promesso è certo che tornerà! Non appena ti avrà preparato un bel posto anche per te» – rispose don Giulio.

«Nel Rifugio del Cielo?» – chiese ancora.

Don Giulio, essendo sempre stato assistente spirituali dei gruppi scout della parrocchia capì bene la terminologia usata da Silvia con Marcellino per descrivergli il suo viaggio verso e il cielo e non ebbe difficoltà a dare la sua conferma: «Si! Proprio nel Rifugio del Cielo.»

Finalmente soddisfatto per le risposte ricevute Marcellino si acquietò e seguì il resto della cerimonia funebre sempre guardando la bara della madre, ma sorridendo, come se stesse parlandole senza utilizzare le parole della bocca ma solo quelle del cuore. E rimase così in silenzio per il resto della celebrazione e durante tutto il corteo funebre. Solo al cimitero, nel momento in cui anche lui gettò una manciata di terra nella fossa scavata per Silvia, agitando la mano la salutò, dicendole: «Ciao, mamma! Vai pure a prepararmi un posto nel Rifugio del Cielo! Però, mi raccomando… vieni presto!»

Napoli 18/05/2015

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