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Racconto di Pasqua 
Se sei il Figlio di Dio, scendi dalla Croce

Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani schernivano il Crocifisso: «Scenda ora dalla croce e gli crederemo».
Gesù dalla croce non discende, anzi sembra che sia abbandonato anche da Dio. Infatti grida: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? » 
Con la morte di Gesù va in frantumi la speranza, e la paura si impossessa dei suoi discepoli. C'è come una dialettica della disfatta: paura, angoscia, incredulità.
Gesù l'aveva predetto: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto:percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse ».
Quando le pie donne corsero dagli Apostoli e concitate annunziarono che Gesù era risorto, che l'avevano visto con i propri occhi, che avevano parlato con Lui, gli Undici si mostrarono sgarbati. Le parole delle donne « parvero loro come un vaneggiamento ed essi non vi prestarono fede» .
I pellegrini di Emmaus, in preda all'angoscia, dicono al Risorto, che cammina incognito in mezzo a loro: «Noi speravamo che fosse Lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute ».
La sera di Pasqua gli Apostoli scambiano il Risorto con uno spirito e rimangono quindi letteralmente spiritati.
Quando il Risorto avrà offerto tutte .le prove possibili per dimostrare la identità tra sé e il crocifisso, alcuni dubiteranno ancora. « Gli undici discepoli andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano».
Questo è il clima psicologico in cui avvengono i fatti pasquàli. Le apparizioni trovano quanto mai impreparati quegli animi che soffrono in preda al panico della disfatta.
E' veramente strano: i nemici temevano la Risurrezione, gli amici non la speravano affatto.

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