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Racconto di Pasqua 
Gesù morendo comunica lo Spirito Santo

Gesù' dona lo Spirito Santo mentre viene glorificato.
Che cosa voglia intendere Giovanni per «glorificazione di Cristo» è lui stesso a spiegarlo, riportando queste parole di Gesù: «È venuta l'ora in cui il Figlio dell'Uomo dev'essere glorificato.
In verità, in verità vi dico: se il chicco di frumento non cade in terra e non vi muore, resta solo; se invece muore, porta molto frutto» (Giovanni) 12, 23). Sicché «la glorificazione di Cristo» è insieme la sua morte e la sua Risurrezione, o più esattamente, forse, la sua morte è già una glorificazione.
Volutamente San Giovanni usa una sola parola per indicare la morte e insieme la glorificazione di Cristo, perché in realtà questa morte non è una sconfitta, ma un trionfo, una vittoria della vita sulla morte. È al momento della morte, dunque, che è in pari tempo la sua glorificazione, che Gesù darà lo Spirito.
Infatti Giovanni così descrive il momento della morte di Gesù: Quando Gesù ebbe preso l'aceto disse: «È compiuto » e chinato il capo « tradidit spiritum» (paredoken): frase che bisogna tradurre «diede, consegnò lo Spirito ».
Quest'espressione, osserva Mollat nella Bibbia di Gerusalemme, assolutamente insolita per descrivere la morte, insinua o suggerisce che « questo ultimo respiro prelude all'effusione dello Spirito, a quel battesimo nello Spirito, annunciato, all'inizio del Vangelo, da San Giovanni Battista, per cui Gesù, Agnello di Dio, doveva togliere il peccato del mondo ».
Nell'ora suprema della sua vittoria, che debella Satana e il peccato, il Crocifisso trionfatore offre il massimo DONO, il Dono divino che Egli eternamente si scambia col Padre, offre lo Spirito Santo, la terza Persona della SS. Trinità.
Questo è possibile perché Gesù è Dio e la morte coincide con la sua glorificazione.
Un istante prima il Crocifisso ha concluso il dramma dell'Amore infinito con le parole: «Tutto è compiuto ».
È stato condotto a termine nella sua interezza il piano dell'Amore di Dio per realizzare la salvezza del genere umano.
« È compiuto » è come la parola « fine » che Gesù appose al termine del suo capolavoro. Egli aveva detto: «Nessuno ha amore più grande di colui che sacrifica la propria vita per i suoi amici » Gesù morendo in croce compie il gesto più grande d'amore umano-divino; e siccome l'amore è vita, egli compie il gesto più grande di vita.
Nel Redentore perciò la morte coincide con la vita: la Crocifissione e la Risurrezione sono due momenti 'dell'unica esaltazione: «ed io quando sarò stato innalzato da terra, trarrò a me tutti gli uomini ».
Nell'ora suprema della glorificazione di Gesù che per San Giovanni è ora di amore e di morte, di vita e di vittoria, il Redentore offrì il massimo Dono: diede lo Spirito Santo.
La Pentecoste sarà la manifestazione solenne del Dono che è stato già effuso..
Del resto nella sera di Pasqua, ossia prima della Pentecoste, il Risorto comunicò lo Spirito Santo agli Apostoli: «Alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi li riterrete saranno ritenuti».
I primi cristiani, seguendo la spiritualità di San Giovanni, nel sangue e nell'acqua sgorgati dal Cuore squarciato del Crocifisso, hanno scorto sempre i simboli dell'Eucaristia e del battesimo.
L'Eucaristia raccoglie e dona tutto il Sangue di Gesù; il Battesimo purifica e ricrea.
Gesù ci offre la grazia ed anche il Creatore di essa: lo Spirito Santo.
Il Battesimo, l'Eucaristia e lo Spirito Santo danno testimonianza della Chiesa perché sono le realtà supreme che ne costituiscono l'essenza.
Nella sua prima lettera San Giovanni afferma: «Sono tre i testimoni: lo Spirito, l'acqua ed il sangue ».
I santi Padri sono concordi nell'insegnare che dal costato del Crocifisso, quindi dal cuore di Gesù è uscita la Chiesa cosi come, nell'immagine biblica, Eva usci dalla costola di Adamo.
Pochi minuti prima di regalarci lo Spirito Santo, Gesù ci aveva regalato la Madre. «Anche la beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione con il Figlio fino alla Croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette soffrendo profondamente con il suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all'immolazione della Vittima da Lei generata; e finalmente dallo stesso Gesù morente in Croce fu data quale Madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio».
Il Sacro Cuore, creando la Chiesa, le donò la Madre.

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