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Racconto di Pasqua
Gesù crea la Pasqua rito

A istituire la Pasqua-rito pensò personalmente il Redentore che scelse la forma del banchetto perché questo, come si è detto, è il segno naturale
dell'amicizia e della letizia.
Gesù, mentre celebrava la pasqua mosaica, istitul l'Eucaristia, ossia compi, come si esprime il Concilio, « l'oblazione con cui Egli ha confermato
nel Suo sangue la nuova alleanza» .
San Paolo commosso mette in risalto il momento psicologico in cui Gesù istituisce la Santa Cena: «Nella notte in cui veniva tradito» .
Mentre si consuma il tradimento per compiere il deicidio, Gesù offre il massimo dei doni, il dono che esaurisce l'Inesauribile.
San Giovanni, testimonio del gesto d'amore infinito, esclama: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino al compimento supremo» .
All'abisso dell'insondabile iniquità si contrappone l'abisso dell'infinito Amore. Gesù non offre quello che ha, ma quello che è: corpo, sangue, anima e divinità.  Quando la cena raggiunse il massimo grado di intimità, Gesù «prese il pane.e rese grzie, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: Prendete
Ie manglatene tutti: questo e ti mio corpo offerto In sacnficlo per voi» .
Gli Apostoli capirono bene e comprenderanno sempre meglio che quel Corpo è spezzato, ucciso per la vita del genere umano. Gesù offrendo in sacrificio la Sua vita umana, ci dona la Sua vita divina. 
Nel rituale della Pasqua ebraica che Gesù stava allora celebrando, si dispiegava un gesto liturgico assai eloquente: quello della coppa del vino
che faceva il giro della tavola. Ognuno con solenne attenzione la riceveva dalle mani del commensale che lo precedeva, ne beveva e la passava a quello che seguiva nell'ordine dei seggi. Questo gesto si ripeteva più volte durante la Cena pasquale.
Gesù prima di offrire agli Apostoli per la terza volta la coppa ricolma di vino, dovette assumere un atteggiamento di cui solo il Padre Celeste
poteva comprendere interamente l'espressione.
Tutto il Suo essere umano vibrava di adorazione, dal Padre e di dono plenario all'umanità che lo tradiva. 
Gesù si trovava al centro dell'alleanza su cui tutta la storia passata convergeva e da cui tutta la storia futura prendeva senso e vigore.
Lì, ora, nel Cenacolo il Padre Celeste sancisce nel Suo sangue l'alleanza eterna col popolo Suo. Il cuore umano di Gesù per quanto' sublime è limitato.
Come può resistere all'oceano dell'infinito amore e dell'infinita misericordia che su di esso si rovescia?
Gli Apostoli attoniti davanti alle espressioni della carità divina, rimasero sbigottiti quando nel loro animo si accese la luce di questi gesti e di queste parole: «prese il calice del vino e rese grazie, lo diede ai suoi discepoli e dissé: "Prendete e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me" ».
Gesù creava così la Pasqua-rito, il mistero della fede che è ad un tempo memoriale, grazia ed anticipo del Banchetto eterno cioè del Paradiso, ove
godremo svelato il Risorto al quale ora ci uniamo nel modo più intimo sotto
le apparenze del pane e del vino.
San Tommaso d'Aquino intuendo col genio della santità le tre dimensioni del mistero, canta: «O Sacro Convito, in cui Cristo è nostro Cibo:
si perpetua il memoriale della Sua passione, l'anima è ricolma di grazia e a noi viene dato il. pegno della gloria futura ».
Memoriale della Passione: dimensione del passato. L'anima è ricolma di grazia: dimensione del presente.
Pegno della gloria futura: dimensione del futuro.

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