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Racconto di Giovanni Papini
Una mattina d'ottobre 

Stamani, quassù, era una di quelle giornate che sempre cosi sarebbe peccato morire. Per quanto sia ottobre c'era di levata un di que' soli vergini e preziosi che fanno belle anche le masse di concio negli zappati. Brillava contrluce, sotto le fasce oblique dello splendor celeste, le piagge  coperte d'una peluria nuova di smeraldo e di veronese.
A valle tra i poggioni che si fronteggiano come cervici d'elefanti s'impaludavan le nebbie in laghi di vapore fatato, di faccia 
al monte più alto, una carbonaia alzava nell'aria un fumo  che poi s'è steso e spanto verso mezzodì simile alla coda d'una cometa. Perfino il ponte, imbiondato di luce e di gloria, sembrava un arco di trionfo a tre vani e vi passavan sotto, chiassando come legioni contente, l'acque del fiume, he va a  Roma. Tutte le piante delle macchie, nere e stillanti, pareva volesser risuscitare lo sfoggio della primavera contro l'approssimarsi dell'autunno. Ogni erba ributtava fuori il suo filo di seta verde e di anzi mi son trovato fra i piedi, nel mezzo d'un sentiero, una di quelle pratoline, coi petali candidi orlati di  rosso zaffirino; compagna alle migliaia che scoppiano per  festeggiare il ritorno d'aprile. 

Da Poesia in prosa

L'Autore  descrive una di quelle mattinate d'ottobre limpide e luminose caratterizzate da una cosi varia suggestione di tinte, 
che un senso di gioia e di rinascita sernbra emanare da tutte le cose dando l'impressione non già dell'approssimarsi dell'autunno, ma dell'improvviso irrompere della primavera.

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