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Festa del lavoro 1° maggio
1° Maggio Festa del lavoro

Poesia di Manlio Dazzi
Il muratore 

Il muratore ha strade sopra i tetti
per andare fra i nidi a piedi scalzi,
ha le armature per guardarsi il cielo.
La vertigine lascia ai viandanti
e porta sù, con l'arte, l'allegria.
Fa la casa, ch'è buona e chiara e grande
sulle piccole teste dei mortali;
squassa la calce del vestito e canta.

La sorte più comune di chi, spinto dalla necessità, emigra, all'interno o all'estero, tuttavia, è quella dell'uomo di fatica, del muratore, del minatore, dello sguattero. Prendiamo, ad esempio, la condizione del muratore. Essa, a prima vista, potrebbe sembrare abbastanza serena, o, almeno, così l'ha interpretata un poeta considerando la fatica, animata dalla fiduciosa speranza nell'avvenire e dalla certezza del pane quotidiano, come un peso che si sopporta agevolmente e persino con allegria.
Purtroppo, specie se ci riferiamo ai secoli scorsi, quando non c'era alcuna previdenza o provvidenza a favore degli operai, il mestiere era duro, rischioso, mal ripagato e per nulla tutelato. Il brano è tratto dalla storia di un muratore fiorentino, Metello, e ci descrive un cantiere edile, all'inizio del novecento, quando, dopo una lunga e aspra lotta, i muratori, servendosi dell'arma dello sciopero, sono riusciti a piegare i datori di lavoro e ad ottenere il riconoscimento di alcuni elementari, essenziali diritti. L'attività riprende fervida e intensa, ma la tragedia che si abbatte sul cantiere ricorda amaramente quanto cammino ancora rimanesse da fare per attuare, nel mondo del lavoro, un minimo di giustizia sociale e per illuminarlo con una scintilla di umanità.

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