Poesie Giggi Zanazzo

Giggi Zanazzo
Giggi Zanazzo non riesce a sottrarsi al fascino del terribile affresco belliano quando compone il quadro di Roma dopo il Settanta. Stizzito e deluso nei suoi vaghi ideali di giustizia, nemico della novità, sospettoso del costume attuale, egli conserva una sua icastica efficacia nel colpire con spietata ferocia ogni classe sociale: ma il sonetto è tuttavia di impostazione belliana (Na gavetta de granci giornalisti / che rajeno carote a chi li paga).

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