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La maga 
La donna secondo Omero

La maga
di Omero

In una convalle, su un largo pianoro, scoprirono il palazzo
di Circe, perfetta architettura di pietre levigate:
tutto all'intorno giacevano lupi di montagna e leoni,
un tempo uomini, che Circe aveva trasformato per magia,
con droghe esiziali. Non si avventarono le belve
contro i nostri, anzi, levatesi dritte sulle zampe,
presero a dimenar le grandi code. Leoni e lupi
armati di artigli scodinzolarono a loro dintorno,
come cani che scodinzolano in giro al padrone
quando torna da un banchetto, e come sempre reca
con sé leccornie  per la loro ingordigia. Alla vista
delle formidabili fiere, gli uomini furon colpiti
dal terrore. E così giunti all'ingresso di casa della dea
dalla stupenda capigliatura, essi s'arrestarono:
udirono Circe cantare con meravigliosa voce,
e tessere al telaio una grande tela divina,
in tutto uguale alle finissìme e graziose e splendenti
opere eseguite dalle dee. Fu allora che Polite,
grande allevatore, l'uomo più ammodo e il più caro,
per me, di tutti i compagni, cominciò questo discorso:
«Amici, nell'interno c'è di certo qualcuno al telaio,
che sta tessendo una grande tela, e udite come canta
bene, e come echeggiano intorno tutte le pareti.
È, forse, una dea; oppure è una donna. Proviamo a gridare!».
Così disse, e gli altri lanciarono un grido di richiamo.
Essa allora d'improvviso avanzò verso l'esterno, spalancò
le scintillanti porte, e li chiamò. Ingenuamente,
tutti insieme si misero a seguirla: soltanto Euriloco,
subodorando un tranello, rimase fuori. E intanto essa
li trascinò nell'interno, li pose a sedere su sdraie
e seggiole, quindi in un vaso preparò un liquore
di latte cagliato, farina d'orzo e miele fresco,
il tutto mischiato in vino di Pramno, e instillandovi dentro
le malefiche droghe, per cancellare dal loro cuore
ogni memoria della terra nativa. Offri, dunque,
e quelli bevvero, e infine, dopo averli toccati con la magica
verga, li scaraventò in fondo ai porcili; avevano
subito preso forma, muso, peli e grugnito di maiali:
soltanto conservavano ancora mente umana, come prima.
Chiusi là dentro, piagnucolavano, mentre che Circe
andava rovesciando innanzi a loro ghiande di faggio,
ghiande di quercia, e frutti di corniola commestibili,
cibo adatto da sempre ai maiali che si grufolano.

Nella Grecia dell'età del bronzo descritta da Omero, la donna è considerata sotto due aspetti: il primo, quello proposto come esemplare, è rappresentato da Penelope, la sposa fedele che attende per vent'anni il ritorno dell'eroe allontanatosi in cerca di gloria e di avventure straordinarie, e passa le sue notti e i suoi giorni a filare tra le schiave del gineceo, la parte più segreta della casa, resistendo alle richieste di numerosi pretendenti. 
Il secondo è quello della donna seducente e spesso perversa, che attira e degrada gli uomini con filtri e incantesimi magici. La maga Circe trasformava gli uomini in animali osceni e li teneva sottomessi alla sua volontà.

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